Occidente deluso dalle ambizioni di Vladimir Putin

Alberto Indelicato

Numerose misure adottate dal presidente Vladimir Putin hanno suscitato l’allarme e l’addolorata meraviglia dei governi europei e nordamericani, che si sono sentiti come traditi nelle loro speranze. La legge che ha sostituito la nomina all’elezione popolare dei governatori, i controllo sulle organizzazioni non governative, le pressioni sugli stati vicini sono tra gli episodi che più li hanno preoccupati.
Al momento del miserando crollo del regime comunista si era diffusa tra loro la convinzione che la nuova Russia si sarebbe unita ad essi aderendo ai loro valori ed ai loro sistemi: democrazia (o addirittura liberal-democrazia) nel campo politico, economia di mercato in quello economico. Era la visione ottimistica della «fine della storia» annunciata dal nordamericano Francis Fukuyama. Poiché si tende a credere che sia vero ciò in cui si spera, la classe politica occidentale ha messo molto tempo per capire che la situazione era ed è ben differente. A tutta prima i comportamenti del governo russo sono stati interpretati come dei residui del comunismo o peggio come una ricaduta nei vecchi dèmoni. In realtà la Russia cercava una sua via, divergente e talvolta contrastante con quelle degli euro-americani, una via che d’altronde si ricollega ad una antica tradizione, quella di Pietro il Grande, che dall’Occidente prendeva quanto potesse giovare al potenziamento ed al progresso tecnico e economico del suo Paese senza però fargli perdere la sua originalità. Per conservare il suo carattere specifico - e le sue ambizioni - la Russia ha sempre usato uno di quegli strumenti che oggi chiamiamo «ideologie» e che a torto si sono considerate morte e sepolte. La civiltà occidentale, l’anticolonialismo, il politicamente corretto non sono esse stesse delle ideologie? Tutta la storia della Russia è sotto il segno ora di un’altra missione a cominciare da quella che si pretendeva ereditata da Costantinopoli attraverso il matrimonio dello zar Ivan III con Sofia Paleologa, nipote dell’ultimo imperatore del Sacro Romano Impero d’Oriente. Era nato allora il mito e la missione di Mosca «Terza Roma» e principalmente protettrice di tutti i cristiani ortodossi dall’Europa sino al Medio Oriente.
Poi, verso la seconda metà dell’Ottocento, fu la volta del panslavismo che, limitato ai fratelli di razza, fu all’origine della protezione russa alla Serbia ed alla fatale rivalità con l'Austria-Ungheria. Il carattere espansionista di queste ideologie non si smentì neppure quando ad esse si sostituì quella comunista, le cui ambizioni peraltro non avevano per la natura del suo messaggio confini territoriali. E ciò si vide chiaramente dopo la Seconda guerra mondiale sia in Europa che nel resto del mondo nel corso della sfida creata dal vuoto conseguente alla decolonizzazione. Che anche con l’arma del messianismo comunista, che sembrava molto più efficace degli strumenti ideologici precedenti, la Russia non abbia potuto imporsi, non significa che essa abbia rinunciato a svolgere una parte importante sulla scena del mondo ed è evidente che questa parte non può essere letta, come molti credevano o speravano, su un copione occidentale. È qui l’origine dell’equivoco e della delusione dei dirigenti europei e di quelli statunitensi. La nuova ideologia del Cremlino è semplicemente il patriottismo russo, che forse non ha più ambizioni espansioniste, ma certo ritiene per intanto suo dovere proteggere tutte le popolazioni russe che zarismo e comunismo hanno disseminato durante la loro opera di colonizzazione non solo in Asia, ma anche nei Paesi baltici, in quelli caucasici e nelle vicine Ucraina e Bielorussia. Le armi principali di questo «panrussismo» sono anche - e si è visto recentemente - le risorse economiche come il gas ed il petrolio, che Mosca può rifiutare ai suoi vicini o cessare di cedere a prezzi di favore come nel passato. Se gli stati europei non prenderanno atto della realtà di una Russia che non si rassegna ad essere una loro imitazione, andranno incontro a delusioni ancora più gravi e dolorose.