«Occorre la certezza dei finanziamenti»

Solo così, secondo il direttore di Assobiotech, il settore può sperare in una vera crescita

«Stiamo recuperando il tempo perduto, c'è un forte potenziale ma per lo sviluppo saranno determinanti finanziamenti pubblici certi e venture capitalist specializzati nell'alta tecnologia. Si dovrà trovare anche il modo di attrarre investitori stranieri, magari con l'istituzione di un fondo di garanzia che abbassi la percezione del rischio». Per Leonardo Vingiani, direttore di Assobiotech, saranno queste le leve per far decollare il settore in Italia. Anche perché il sistema creditizio italiano non è molto propenso al rischio e il biotech non è facile da capire.
Fino al Duemila un comparto pressoché inesistente...
«In passato la capacità di valorizzare la ricerca, pure di qualità, era molto modesta perché la tecnologia non è mai stata individuata come un driver di competitività. Questo era un Paese con altre priorità, che guardava al risanamento dei conti piuttosto che alla progettazione dello sviluppo. Si aggiunga la scarsa cultura in tema di protezione delle scoperte: l'Italia ha recepito solo quest'anno, dopo due condanne della Corte di giustizia europea, la direttiva sulla tutela della proprietà intellettuale e questo è stato un elemento di forte limitazione».
La chiave di volta?
«Mondo universitario e ricerca pubblica, a corto di fondi, hanno dovuto cercarle oltre confine e hanno iniziato con il valorizzare il proprio lavoro. Il sistema viveva di una compressione innaturale, dovuta a diffidenza, finché il coperchio sulla pentola non è stato sollevato dal basso, dal vapore che si era creato all'interno».
Quali saranno gli elementi determinanti per il futuro?
«Sostanzialmente due: la capacità del sistema paese di competere con il resto dell'Ue. Finché Francia e Belgio offriranno condizioni più favorevoli alle imprese del settore, per esempio dal punto di vista fiscale, l'Italia continuerà a soffrire. L'altro è legato alla disponibilità di risorse finanziarie: quelle pubbliche dovrebbero essere certe, automatiche, costanti e prevedibili e non un rubinetto che si apre e si chiude ogni sei mesi. Mentre per quelle private, dato che in Italia non ci sono venture capitalist specializzati, dobbiamo far in modo di attirare quelle esteri. Un fondo pubblico di garanzia, dove possa ricadere per esempio il primo 30 per cento delle perdite, potrebbe essere un volano. Qualcosa è previsto nella Finanziaria del prossimo anno a favore delle Pmi: mi auguro che non venga utilizzato solo per le piccole imprese in difficoltà nell'accesso al credito».