«Occorre puntare sulle biotecnologie»

Luigi Cucchi

«Occorre scommettere sulle biotecnologie, una grande opportunità per il sistema Paese». Ne è convinto Sergio Dompè, presidente di Farmindustria, che ha fatto il punto sulla situazione italiana alla Conferenza sulle «Nuove frontiere delle biotecnologie: un’opportunità per lo sviluppo del Paese», organizzata dall’Aspen Institute Italia a Milano, in collaborazione con la Fondazione Umberto Veronesi. L’Italia vanta un Servizio sanitario «tra i migliori del mondo, ma anche molti centri di ricerca eccellenti, e un numero crescente di imprese nazionali e internazionali che stanno investendo nel nostro Paese. Insomma, il biotech - assicura Dompè a margine dell’incontro - è un’opportunità unica per recuperare lo spazio che il nostro Paese ha perso negli anni». Parola chiave, «selezionare i progetti e confrontarsi, anche a livello internazionale, per mandare avanti le iniziative più promettenti». Per sfruttare al meglio le opportunità legate alle biotecnologie, dunque, la concorrenza ha un ruolo chiave. «Come pure la forza dei progetti e il confronto a livello internazionale», conclude il presidente di Farmindustria. I progetti di ricerca ad alto valore aggiunto vanno selezionati per indirizzare le risorse verso aree di eccellenza. Per questo si sottolinea la necessità di un coordinamento che dovrebbe svolgere una Agenzia nazionale che sembra non esistere oggi in quanto il Centro nazionale delle ricerche svolge altre funzioni.
«Non si può fare ricerca competitiva senza fare massa critica», ha dichiarato Alberto Mantovani, direttore scientifico Istituto clinico Humanitas, nel corso della conferenza stampa seguita al dibattito, svoltosi a porte chiuse. «Bisogna focalizzare gli interventi su aree geografiche, scientifiche e questo pone l'esigenza di una cabina di regia, di un’agenzia». Secondo Mantovani in Italia manca un’agenzia di ricerca «che selezioni, amministri, faccia scelte».
Per Claudio Bordignon, direttore scientifico dell’Ospedale San Raffaele, gli stranieri non vengono a investire nel nostro Paese proprio perché «manca una struttura capace sistematicamente di trasformare idee embrionali in prodotti maturi, in progetti con un vero business plan».