Occupano un edificio Il giudice: «Un gesto di alto valore morale»

da Milano

Occupare abusivamente un edificio privato è reato, ma fino a un certo punto. Conclusione a cui giunge la decima sezione penale del tribunale di Milano, che condona la pena pecuniaria comminata ad alcuni giovani che si erano «insediati» in uno stabile per dare vita a un centro sociale. Ammenda cancellata in virtù dei «motivi di alto valore sociale o morale» dell’iniziativa, riconosciuti dal giudice.
La vicenda risale al 27 novembre del 2004. Alcuni giovani del collettivo «Officina Disobbediente» occupano uno spazio all’interno della fornace «Fusi», stabile privato a Garbagnate, nell’hinterland milanese. I proprietari dell’edificio, le sorelle Alessandra e Cristina Fusi, sporgono denuncia. Quattro ragazzi vengono accusati di concorso in invasione di terreni e danneggiamento aggravato. Nell’elenco dei beni oggetto delle attenzioni «distruttive» del collettivo, ci sono fotocopiatrici, progetti, un frigorifero e arredi vari. Oltre, ovviamente, alla temporanea impossibilità dei legittimi intestatari della fornace di utilizzare la proprietà.
I ragazzi intendono rendere quell’edificio un luogo di aggregazione, per incontri, dibattiti, concerti, e - come loro stessi spiegano in un comunicato immediatamente successivo all’occupazione - uno spazio di «socializzazione non mercificata, dove dar vita a punti di incontro per i lavoratori (precari e non), dove gli studenti possano ritrovarsi e impegnarsi per migliorare la scuola, dove creare un ambiente multiculturale che sia attento ai bisogni dei migranti, dove iniziare percorsi di studio e formazione per capire meglio la globalizzazione e come sta influendo inevitabilmente e pericolosamente sulle nostre vite». Motivazioni che convincono il giudice a sospendere la pena pecuniaria di mille euro per ciascuno dei quattro imputati, per i quali viene applicato l’indulto (il reato risale al 2004) e l’attenuante dell’«aver agito per particolare motivi di valore sociale».
La sentenza, emessa lo scorso 2 ottobre, è un punto a favore per il legale dei quattro giovani. L’avvocato Mirko Mazzali, infatti, commenta l’ordinanza del giudice come «una vittoria morale migliore di un’assoluzione. È stato riconosciuto nel caso in oggetto il valore culturale dell’occupazione». Tra 30 giorni, le motivazioni della sentenza.