Occupato un padiglione di Villa Aldobrandini

Marco Morello

L’Angelo Mai ha fatto scuola e anche proseliti. Dopo un lungo braccio di ferro, i ragazzi del «laboratorio di arte e cultura» hanno ottenuto dal Campidoglio la concessione di un’area ampia 800 metri quadrati all’interno del parco San Sebastiano, davanti a piazza Numa Pompilio. Creato il precedente, anche altri hanno scelto di battere la stessa strada per rompere con le loro rivendicazioni il silenzio di una Roma sempre più deserta. Così ieri, intorno a mezzogiorno, decine di attivisti del Comitato popolare di lotta per la casa e dell’associazione Rione Monti hanno occupato una delle due strutture interne di Villa Aldobrandini, in via Nazionale.
«L’associazione Rione Monti - spiega un comunicato diffuso dagli artefici dell’iniziativa - dopo 25 anni è stata sbattuta fuori dalla sua sede, cartolarizzata e svenduta. Ci sono state fatte promesse di una nuova sistemazione ma ci è stato affidato solo uno scantinato dove poter mettere le nostre attrezzature. Abbiamo deciso di sostenere la richiesta di trovare una sede con l’unico mezzo che conosciamo: la lotta».
E che lotta sia, anche se ieri a Villa Aldobrandini, vista la presenza di polizia municipale e carabinieri, tutto è sembrato estremamente tranquillo. Da bravi ospiti non invitati ma amanti dell’ordine, i presenti si sono muniti di scope e rastrelli per ripulire il padiglione dall’immondizia. Più tardi, da una terrazza che si affaccia su largo Magnanapoli, hanno esposto uno striscione contro il sindaco di Roma: «A Vertrò, hai fatto tante promesse a st’associazione, alla fine avemo dovuto fa’ un’occupazione». Si è parlato anche di un ruolo diretto del nocciolo duro dell’Angelo Mai, che ha ospitato per alcuni mesi gli anziani sfrattati dalla loro sede di piazza Madonna ai Monti. I ragazzi dell’ex-convitto, però, hanno smentito ogni coinvolgimento sostenendo di «non sapere nemmeno dove sia Villa Aldobrandini».
È stato Eugenio Pompei, vicepresidente dell’associazione ribelle, a spiegare le ragioni di questo gesto: «Abbiamo incontrato Veltroni un anno fa e ci ha detto che la nostra attività non doveva morire. Da 20 anni le nostre iniziative, come l’Ottobrata monticiana, il Corrimonti, la messa in piazza e la Befana al Bambin Gesù hanno dato prestigio al rione. Per un certo periodo abbiamo ospitato anche Telefono Azzurro. Ora tutti, politici di destra e di sinistra, ci hanno voltato le spalle e per sopravvivere siamo stati costretti a occupare. Siamo intenzionati a rimanere e con la nostra attività faremo rifiorire Villa Aldobrandini».
A smentire Eugenio Pompei con la loro solidarietà, sono intervenuti Marco Marsilio, capogruppo di An in Campidoglio, Federico Mollicone, capogruppo di An nel I Municipio e Stefano Tozzi, vicepresidente della commissione Ambiente e lavori pubblici: «Pur non condividendo la forma di lotta estrema - fanno sapere in una nota congiunta - comprendiamo le ragioni per cui l’associazione abbia occupato, speriamo simbolicamente. Invitiamo i monticiani doc a difendere sempre e comunque l’apartiticità di cui sono andati in questi anni giustamente fieri. Nel merito riteniamo che Veltroni debba trovare rapidamente una soluzione per riconoscere una sede all’unico gruppo rionale che organizza l’ultima ottobrata romana e che quest’anno rischierebbe di saltare. Un pezzo di folklore verrebbe cancellato premiando l’illegalità e l’arroganza dei centri sociali».