Occupazione, chi non ci sta chiuso in palestra

Tensione al liceo Bottoni: 50 ragazzi votano "no" al blocco delle
lezioni, ma gli altri non li lasciano andar via: "Chi è contrario in
fondo al salone". "I Collettivi ci hanno bloccati per mezz’ora, con
catene alle porte antipanico"

Ci mancava il «sequestro» nella palestra della scuola. Gli «studenti democratici» non si fanno mancare nulla. Al liceo scientifico «Bottoni» in via Mc Mahon, una minoranza di prepotenti ha preso in mano la protesta contro il decreto Gelmini, chiudendo in palestra i colleghi contrari all’occupazione. Lo raccontano i ragazzi «reclusi».
Uno di quelli che non si sono lasciati intimidire dai prepotenti - lo chiamiamo Giovanni per evitare problemi - è un diciottenne tranquillo e serio. Parla poco. Racconta: «Sono arrivati prestissimo a scuola, verso le 6 e 30, e hanno cominciato a preparare tutto. Un percorso obbligato con i banchi, che chiudeva l’accesso a scale e aule, e portava dritto dritto alla palestra». Dalle 8 in poi sono arrivati tutti gli altri - il liceo conta circa 700 iscritti. «Prima non ci hanno lasciati entrare, e hanno impedito l’accesso anche ai professori. Noi ragazzi poi siamo stati convogliati verso la palestra». Nel luogo prescelto per l’assemblea, una discussione vera e propria non è stata neanche abbozzata: «C’era una gran confusione, parlavano con un altoparlante che non funzionava neanche bene. Non abbiamo avuto la possibilità di spiegare le nostre ragioni. L’assemblea la tenevano una cinquantina di ragazzi, legati ai Collettivi o ai centri sociali, ragazzi che frequentano il Cantiere».
I contestatori hanno dato il via alla votazione: «Si è votato per acclamazione, e moltissimi hanno detto “sì” all’occupazione. Una cinquantina di noi invece erano contrari». Dopo che hanno «votato» l’occupazione, è scattata una sorta di «rastrellamento» interno. Ricorda un altro: «Ci hanno gridato: “Chi non vuole occupare vada in fondo alla palestra”, ci siamo spostati, non si capiva bene. A quel punto hanno chiuso le quattro porte, con delle catene, o bloccando le maniglie anti-panico con delle sedie». Gli esagitati contestatori hanno tenuto così, per più di mezz’ora, centinaia di ragazzi. Forzando i sessanta circa che volevano andar via (sia i contrari alla mobilitazione, sia i favorevoli decisi ad andare a casa). Una situazione di grande tensione: «Il rischio era di prenderle - raccontano - c’erano dei ragazzini delle prime impauriti, chiedevano: “Che dobbiamo fare?”. Abbiamo provato ad uscire, volevano impedircelo con la forza, dicevano che era presto. A forza di spintoni ci siamo fatti strada». Qualcuno non è andato via: «Sono andato nell’ufficio del preside per riferirgli tutto. Mi ha risposto che se la maggioranza voleva occupare c’era occupazione. E mi ha chiesto: “Che faccio, chiamo la polizia per far sgomberare la scuola?”». Il preside Roberto Proietto (coordinatore dei dirigenti scolastici della Cgil milanese) smentisce: «Quelle porte sono rimaste aperte. C’è stata una lesione del loro diritto allo studio, ma non sono stati sequestrati. La mia linea è il dialogo, senza esasperare gli animi. E ho avuto ragione perché le lezioni in questi giorni saranno regolari».