Occupazione, ecco la prova che la Biagi ha creato lavoro

Ministero del Lavoro e Cnel: dal 2003 occupazione in costante in aumento. Secondo i dati raccolti dal comitato in difesa della legge il 74% ha un
contratto standard e il numero dei precari è sotto la media europea

da Roma

Acque agitate nella maggioranza, persino nella piatta ferragostana: sulla legge Biagi e il protocollo sul welfare il dibattito nel centrosinistra assume, giorno dopo giorno, i toni dello scontro. Di fronte all’offensiva di Rifondazione, seguita da una parte della sinistra radicale, Emma Bonino mette in guardia Prodi: «Se, malauguratamente, il premier dovesse accettare le modifiche chieste da Giordano al protocollo sul welfare - dice il ministro del Commercio estero -, è evidente che si porrà una grave crisi di governo, e non per nostra responsabilità».
Rifondazione considera le modifiche al protocollo firmato in luglio da governo e parti sociali solo un primo passo. L’obiettivo immediatamente successivo è la Biagi. «Nonostante i toni alti di alcuni ministri come la Bonino - dice il capogruppo del Prc al Senato Giovanni Russo Spena - il confronto su lavoro interinale, contratti e termine e lavoro a chiamata, è incominciato». A Montecitorio è depositata, fin dal 29 gennaio scorso, una proposta di legge firmata da numerosi esponenti della sinistra radicale che, di fatto, ridisegna larghissima parte della attuale normativa sul mercato del lavoro. Ma la questione in ballo, più che tecnica, è di visibilità politica. «Lo sciopero fiscale e la contromarcia del 20 ottobre sulla legge Biagi (quella lanciata da Giuliano Cazzola, ndr) rappresentano in modo inequivocabile la reazione - osserva Marco Rizzo, coordinatore dei Comunisti italiani - ma stavolta l’errore della marcia dei Quarantamila non si ripeterà: la mobilitazione dei lavoratori sarà più forte».
L’aggressività di Rifondazione e dell’ala sinistra della maggioranza preoccupa i moderati del centrosinistra. «Giordano non tiri troppo la corda - avverte il ministro del Lavoro, Cesare Damiano -: il protocollo sul lavoro e le pensioni rispetta in pieno il programma di governo, firmato da Rifondazione; né il programma propone la cancellazione delle leggi Biagi e Treu, ma solo modifiche». Enrico Letta, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, difende il protocollo di luglio definendolo «ottimo», e aggiunge che «non ha senso alimentare un clima ideologico sia da parte di chi è fermo alla cultura degli anni Settanta, sia da chi invece punta alla spallata antisindacale». Anche Gavino Angius stigmatizza l’uso di una materia delicata come il welfare per «manovre politiche», ed è «intollerabile» che Rifondazione eserciti forme di aut aut sul governo su questo tema. All’esponente della Sd replica Russo Spena: «È intollerabile accusare Rifondazione di propagandismo strumentale».
Davanti alle contraddizioni evidenti del centrosinistra su lavoro e welfare, l’opposizione di centrodestra ha gioco facile. «Lo scontro nell’Unione e nel governo prosegue, ma Prodi continua a non dire una parola», attacca il capogruppo di An al Senato, Altero Matteoli. E Isabella Bertolini (Forza Italia) ricorda che «a sinistra non passa giorno senza una lite, una minaccia, un ricatto, mentre Prodi tace e conduce l’Italia nel baratro».
È indicativo che, di fronte alla dura presa di posizione di Rifondazione, aumenti il numero di chi, anche nel centrosinistra, annuncia la propria adesione alla manifestazione del 20 ottobre a favore della legge Biagi. Gli organizzatori annunciano, dopo quella di Nicola Rossi, l’adesione dell’ex parlamentare ulivista Franco Debenedetti. Anche Bobo Craxi afferma che i socialisti «devono aderire alla manifestazione in difesa della legge Biagi». Massimo Donadi, capogruppo alla Camera dell’Italia dei valori, spera che i riformisti «servano da argine alla sinistra radicale, anche se all’interno del Parlamento e non nelle piazze».
Per il momento è soltanto il sindacato ad aver scelto la strada del silenzio. Tuttavia il numero due della Cisl, Pierpaolo Baretta, non nasconde che «ottobre sarà un momento molto delicato». La Cisl, aggiunge, ha una posizione molto chiara: la Biagi non va modificata, «non c’è alcun motivo per farlo».