Occupazione Famiglia romena nella scuola di via Brivio

C’è l’amministratore che si occupa della vendita dei nuovi loft ricavati dagli ex opifici dall’altro lato della ferrovia, che va a parlare con i capi del campo nomadi di via Negrotto. Poi c’è la famiglia Staikulescu che, appena messo piede nella scuola media di via Brivio, edificio fatiscente e abbandonato da anni, a pochi metri dall'insediamento degli zingari, viene subito richiamata all’ordine. Proprio così, perché se valgono per gli italiani che vivono nell’ex fortino di via Bianchi, le regole del quartiere devono essere rispettate da tutti. Romeni compresi, Staikulescu compresi. «Sono venuti dal campo e ci hanno detto che potevamo stare fino a Natale. Poi dobbiamo andare via, altrimenti ci fanno del male», racconta uno di loro. In famiglia sono in dieci. Hanno deciso di trasferirsi in via Brivio, dopo essere stati allontanati dalle loro vecchie baracche dall’altro lato della strada, sotto il cavalcavia Palizzi. Giusto il tempo di spaccare qualche pezzo di legno e di portare un tubo di latta per fare una canna fumaria, ecco spuntare gli altri nomadi. «Non sappiamo dove andare coi bambini - dicono i romeni -. Fa freddo. Noi siamo brava gente». Raccolgono le poche cose che hanno trovato per accamparsi, le madri tengono i figli in braccio e poi spariscono di nuovo in mezzo ai vetri, alle porte sfasciate, a pezzi di soffitto e di lamiera. Augurandosi di non avere brutte sorprese per la notte.
«Era la mia scuola - racconta Laura, residente in via Bianchi -. A un certo punto, i ragazzi non potevano più andarci, perché gli zingari davano fastidio. La gente veniva da fuori e non sapeva che qui c’era il campo». Un’estate hanno cominciato a entrare e a portare via tutto. Il problema a quel punto era se rimetterla a posto o no. «L’hanno lasciata andare - spiega lei -. I genitori hanno iscritto i figli da un’altra parte». Che sconfitta allontanare i giovani e lasciare al degrado l’edificio. «Vuol dire che sono io a dovermene andare e non gli zingari - aggiunge Antonio, un altro residente -. Per noi era una conquista quella scuola, una “casa”». Accanto alla media, ora stanno facendo i lavori per ricostruire l’asilo dato alle fiamme qualche anno fa. «Mi chiedo cosa sia cambiato rispetto a prima - conclude Antonio -. Sono ancora qui. Perché dare di nuovo la possibilità di fare altri danni?».