Occupazione alla Statale: "No ai tagli di Gelminator"

Corteo interno nei chiostri. "La Gelmini non è venuta a Milano per paura della nostra protesta". I collettivi bloccano gli uffici didattici

«La vostra crisi non la pagheremo noi». Recita così lo striscione che gli studenti dell’università Statale hanno appeso nei chiostri di via Festa del Perdono. Ieri, un centinaio di ragazzi dei Collettivi studenteschi hanno occupato l’ateneo.
Una protesta improvvisata alla vigilia della riunione del Senato accademico, prevista per oggi. Le proteste si scagliano contro la legge 133 che prevede tagli alle risorse delle università.
Le matricole non ci stanno. Tanto che si sono presentate in massa di fronte all’ufficio del rettore Enrico Decleva per consegnargli una lettera firmata da vari gruppi: dagli studenti dei collettivi della Statale all’accademia di Brera, dal Politecnico alla Bicocca. Gli universitari vanno sul pesante: se la legge 133 non dovesse essere annullata, chiedono le dimissioni del rettore e del senato accademico, l’annullamento delle cerimonie di inaugurazione dell’anno accademico a novembre. E un «pronunciamento chiaro» sulla legge con la garanzia che non saranno aumentate le tasse universitarie né diminuiti i servizi.
«Chiediamo anche - aggiungono - che il senato accademico si esprima per il blocco immediato della didattica - dice Marco, uno degli occupanti - per dare a tutti gli studenti la possibilità di mobilitarsi».
L’occupazione si è diramata in ogni angolo dell’ateneo con un corteo itinerante, la nuova formula di contestazione inaugurata quest’anno: una fiumana di ragazzi armati di megafoni e striscioni ha sfilato lungo corridoi e chiostri, in mensa e davanti alle aule distribuendo volantini anti Gelmini e mobilitando tutti gli studenti per incoraggiarli a partecipare al corteo di venerdì contro la riforma della scuola.
Il corteo interno è stato anche un’occasione di «festa». In tanti hanno gridato vittoria: «Festeggiamo la prima cacciata da Milano di “Gelminator”, la distruttrice della formazione libera. Proprio oggi avrebbe dovuto presenziare a un convegno al Pirellone ma è fuggita a causa delle proteste». Loro la vedono così e si preparano a manifestare contro il ministro all’Istruzione «la prossima volta che tornerà a Milano».
Oggi ancora mobilitazioni con un nuovo presidio in Statale. «Assediamo il senato» invitano i collettivi, dando appuntamento agli amici oggi pomeriggio in via Festa del Perdono.
Gli studenti del collettivo appoggiano e diffondono la mozione approvata lo scorso 18 settembre da docenti, studenti e personale tecnico amministrativo all’accademia di Brera e firmata anche da vari presidi di facoltà dell’università Statale.
La lettera, diventata il manifesto delle contestazioni di queste settimane, denuncia il «blocco» delle assunzioni, comprese quelle dei giovani ricercatori, nonostante i «massicci pensionamenti previsti nei prossimi anni». «L’offerta formativa - si legge nella mozione - non è più sostenibile a causa degli organici ridottissimi e dei bilanci strozzati da un numero spropositato di docenti a contratto».
«Vogliamo essere ascoltati - rilanciano gli studenti -. Oggi abbiamo bloccato per più di un’ora gli uffici didattici e il rettore ha addirittura rifiutato di leggere la nostra lettera. Non solo. Non è stato in grado di prendere una posizione chiara contro il decreto Gelmini, che però quest’estate contestava».
Nei volantini distribuiti, si incita alla battaglia «per fermare, ora o mai più, il più completo piano di devastazione della formazione, non per spartire le briciole che la casta baronale prova a gestire».