Occupazioni, anche il Parini scende in campo Ha vinto la lista apolitica ma la protesta si fa

L’«onda anomala» della protesta arriva anche al liceo classico Parini, lo storico fortino delle mobilitazioni studentesche e, per anni, apripista della stagione delle occupazioni. Da ieri fino a venerdì l’istituto di via Goito è in autogestione e non si esime dalla battaglia anti riforma. Colpo di scena. Quest’anno infatti alle elezioni studentesche ha vinto la lista «del disimpegno», apolitica e goliardica e ci si aspettava un anno scolastico sotto tono. Programmi come «mettiamo il sapone liquido nei bagni» o «puliamo le tende» hanno avuto la meglio sulla «chiamata alle armi» dei collettivi studenteschi, registi di cortei e occupazioni.
«Sì, certo - precisa Elena, rappresentante dei collettivi -. Ma una cosa è una ics su un foglio di carta, un’altra cosa sono i fatti. Nella pratica, ci stiamo facendo sentire di più noi».
Si inserisce tardi nel coro anti Gelmini, ma il Parini non ci sta a fare il fanalino di coda tra le scuole in mobilitazione. E subito detta la linea: «La rivolta è appena cominciata» annuncia lo striscione appeso fuori dal liceo.
All’assemblea organizzata ieri in aula magna erano circa duecento persone tra studenti, professori, genitori. «Di fatto abbiamo già cominciato il blocco delle lezioni - precisa Elena -. Ieri nelle classi c’erano al massimo tre persone. Anche oggi continuiamo. Molti insegnanti saranno assenti perché partecipano al collegio docenti e noi saremo in autogestione». Si parlerà di razzismo, di riforma della scuola, di crisi economica.
Il blocco della didattica programmato dai collettivi sta paralizzando il regolare svolgimento delle lezioni. Pazienza se, meno di un paio di settimane fa, la maggior parte dei pariniani ha votato la lista «Free Parini» che con la politica non vuole avere nulla a che fare.
Le lezioni autogestite hanno preso il via con il solito rito: picchetto fuori dalla scuola e corteo interno all’istituto. Anche i quattro gatti che volevano far lezione di greco o matematica, non ci sono riusciti, con i corridoi pieni di cori di protesta e slogan scanditi a gran voce.
Per esprimere solidarietà ai compagni dell’istituto Agnesi, denunciati per interruzione di pubblico servizio, molti istituti oggi appenderanno fuori da scuola striscioni con la scritta «Io non ho paura». Che, tradotto, significa: «Non ci fermeremo finché il decreto Gelmini non sarà ritirato».
In occupazione fino al mega corteo di venerdì l’istituto San Vito di Brera, il Vittorio Veneto e l’Hajec. Autogestione all’artistico Caravaggio e alla succursale del Besta. Insomma, le scuole superiori si fanno sentire, ognuna a suo modo. «Per la manifestazione di venerdì - spiega Elena - ogni scuola si sta organizzando autonomamente e in questi giorni decideremo cosa scrivere sugli striscioni, ci prepareremo a scendere in piazza». Il motto è sempre quello: bloccare la scuola, bloccare la città.