Occupazioni, slogan, sgomberi: quando la rivolta sbarcò in Laguna

Il giorno prima, il 24 agosto 1968, la Francia aveva fatto brillare la sua prima bomba H in Polinesia e la Cecoslovacchia occupata dai sovietici organizzava uno sciopero generale di un'ora. Il 25, al Lido di Venezia, sarebbe dovuta partire la XXIX Mostra del cinema, ma la contestazione bloccò tutto. Per due giorni. Due giorni febbrili, movimentisti, anche un po' buffi, neanche troppo formidabili. Pochi mesi prima i registi francesi, Godard, Malle e Truffaut in testa, avevano stoppato il festival di Cannes. Potevano essere da meno gli italiani?

Venezia 68 è un documentario di 39 minuti, firmato da Antonello Sarno con Steve Della Casa, passerà alla Mostra il 30 agosto, sezione Orizzonti. Chi l'ha visto ne dice un gran bene, perché immagini di repertorio (fornite dall'Asap e dall'Archivio storico del movimento operaio, producono Biennale e Medusa) e testimonianze odierne (Moscati, Rondi, Lizzani, Cavani, Gregoretti, Montaldo, Wertmüller, Ponzi, Faenza, Castellina) compongono un ritratto attendibile, tra luci e ombre, della rivolta sessantottina che purtroppo, al di là delle intenzioni, finì con l'azzoppare per oltre due lustri la Mostra.

Dice Sarno: «Visto oggi sembra un film di Risi. Un po’ comico, un po’ grottesco, a tratti agrodolce». In effetti, la contestazione generale riuscì a ritardare solo di 48 ore l'avvio della Mostra, da sabato 25 a lunedì 27. In mezzo, sale sgomberate dalla polizia, trattative serrate con il direttore Chiarini e il sindaco Favaretto Bisca, slogan, assemblee e pugni chiusi, infine la serata di inaugurazione con L'enfance nue di Pialat, in un clima strano, nervoso. Tre immagini simbolo? Ci pensa un attimo, Sarno: «Maselli trascinato via dalla polizia, nella sala Volpi occupata, insieme al povero Zavattini, preso con tutta la sedia, come in una scena del Circolo Pickwick. Marco Ferreri che si erge sulla folla, moderno Laocoonte, urlando Mostra libera, cinema del popolo. La mesta passerella del 27 sera, tra due ali di celerini, con la gente spaurita in smoking e abiti da sera che si avvia al Palazzo».

Un mese prima la polizia aveva usato la mano pesante a piazza San Marco. Il nuovo questore consigliò prudenza, tanto più di fronte a quella piccola folla di registi famosi. Molti dei quali, quattro decenni dopo, pur abbandonandosi a ricordi gustosi, riconoscono di aver provato qualche rimorso. Del resto, il direttore Luigi Chiarini, che si dimise a fine Mostra, era uomo di sinistra, sapeva scegliere i film giusti, era dalla parte degli autori. Tanto è vero che quell'edizione, pur contestata, si chiuse con un Leone d'oro ad Artisti sotto la tenda del circo: perplessi di Alexander Kluge e uno d'argento a Nostra signora de' Turchi di Carmelo Bene. Riflette Sarno: «Il 68 a Venezia durò solo due giorni e nessuno se lo ricorda, ma ci volle la pazienza di Lizzani, undici anni dopo, per ricostruire l'immagine della Mostra. Diciamo che, sia pure in buona fede, fu una cosa sbagliata nel momento sbagliato». Il socialista Lattuada, spiazzato al pari di Visconti, Fellini e Germi da quella rivolta tra il ridicolo e il velleitario, avrebbe così commentato: «I cineasti che hanno distrutto la Mostra l'anno dopo sono andati a Cannes con smoking e cravattino».
Sì, velleitario. Figuratevi, Liliana Cavani non riuscì nemmeno a far passare un comunicato a sostegno della Primavera praghese, schiacciata dai carri armati sovietici una settimana prima. Mentre la Castellina si ritrovò stretta tra le due anime del Pci: la federazione appoggiava, i lavoratori dell'«indotto» contestavano i contestatori. Spiega Steve Della Casa: «Questi quarant'anni si sentono tutti. Se sul piano della polemica politica il '68 è ancora vivo, nel ricordo di chi lo ha vissuto al Lido l'anno fatale si colloca in un altro tempo e in un altro spazio. Potevano essere giovani promettenti (Faenza, Ponzi, Moscati), cineasti affermati (Lizzani, Montaldo) o critici non certo pronti a seguirne l'onda (Rondi), ma tutti concordano che fu un evento più mediatico che reale».

In effetti, la Mostra interrotta per due giorni non fu un fenomeno di massa, riguardò qualche centinaio di persone, tra cineasti, giornalisti, studenti, poliziotti. Chiosa Della Casa: «Il '68 degli studenti e degli operai verrà dopo. A Venezia si manifestò solo una confusa volontà di cambiare ciò che si tramandava da decenni. Sembrava molto più vecchio e insopportabile di quanto fosse veramente». Già.