Oceani più caldi e acidi, sotto monitoraggio come malati

Proprio come ad un malato in ospedale, anche agli oceani andrebbero monitorati i parametri vitali. Secondo la Partnership for Observation of the Global Oceans (Pogo), un'organizzazione che riunisce le principali istituzioni oceanografiche del mondo, il sistema dovrebbe essere messo in piedi entro il 2015, ed aiuterebbe a segnalare eventi catastrofici come i terremoti sottomarini che causano gli tsunami, oltre a fornire in tempo reale i dati sullo stato di salute, sempre più malandato, degli oceani.
«In futuro gli oceani saranno più salati, più caldi, più acidi e con meno biodiversità - spiega Jesse Ausubel, uno dei fondatori dell'organizzazione che porterà la richiesta al Geo VII, la conferenza interministeriale che si apre a Pechino il 4 novembre - è arrivato il momento di capire bene cosa sta succedendo nei mari che ci circondano». Il sistema studiato costerebbe da 10 a 15 miliardi di dollari, più 5 all'anno per il mantenimento, ma secondo gli esperti porterebbe a vantaggi economici molto maggiori dei costi. Le variabili da misurare sono di tre tipi, da quelli fisico-biologici, come il rumore e le vibrazioni, queste ultime utile «campanello d'allarme» per gli tsunami, a quelle biologiche, come i cambiamenti nelle popolazioni degli animali marini, a quelle chimiche come temperatura, inquinamento e acidità.
Proprio quest'ultima è una delle caratteristiche che preoccupa di più gli esperti: «La superficie degli oceani - spiegano - è il 30% più acida rispetto al 1800, e il 50% di questo cambiamento è avvenuto negli ultimi 50 anni a causa della maggiore CO2 nell'atmosfera. Questo trend mette a rischio le barriere coralline, ma anche diverse specie di plancton che sono alla base della catena alimentare marina. Gli scienziati oggi potrebbero fare come i medici, che hanno una registrazione continua dei segni vitali del paziente da cui possono vedere quando c'è un allarme e intervenire, se solo si facessero gli investimenti». Alcuni esempi di questi sensori ci sono già: in Giappone, ad esempio, un cavo sottomarino che monitora i terremoti farà risparmiare, secondo le stime, fino a 25mila vittime in caso di forte terremoto. Un altro esempio è il progetto Argo, in cui 3mila robot sottomarini (ma ne servirebbero 10 volte tanti per un'analisi completa) in diversi paesi stanno facendo un monitoraggio continuo delle condizioni fisiche degli oceani. Tutti i sistemi messi in atto finora però sono solo una piccola parte di quelli necessari, per cui servirebbe l'impegno di tutti i paesi del mondo. «Dipendiamo dagli oceani per i trasporti, le proteine, i farmaci, i minerali e gli idrocarburi - commenta il direttore di Pogo Trevor Platt - ma non sappiamo nulla riguardo a come gli oceani stanno cambiando. Senza le informazioni appropriate non riusciamo a prevedere e prepararci a ciò che succederà in futuro».