Ocse, dalla crisi del credito perdite per 300 miliardi

Mercati, la correzione può essere il segnale di un calo più duraturo

da Milano

Non è ancora finita. Anzi, il peggio deve ancora arrivare. Non è affatto ottimista l’Ocse sulla crisi dei mutui subprime, vero epicentro del terremoto che sta scuotendo i mercati finanziari. Di più: le turbolenze delle Borse rischiano di essere solo i primi segnali di un calo più marcato e duraturo. Le stime dell’Organizzazione parigina indicano in circa 300 miliardi di dollari le perdite che potrebbero derivare dal virus dei prestiti ad alto rischio e non escludono che 890 miliardi di mutui subiranno nel 2008 una revisione dei tassi, con un aumento del numero dei pignoramenti, che potrebbero raggiungere vette storiche. «Non abbiamo ancora toccato il punto peggiore dei riaggiustamenti, inadempienze e delle perdite finali sui mutui», sostiene l'Ocse, che non esclude l’ipotesi di uno scivolamento degli Stati Uniti nella recessione. L’analisi degli economisti di Parigi si sofferma sul settore del credito, il più esposto alla crisi: «La metà dei 1.300 miliardi di dollari di Cdo (Collateralised debt obligations) sono acquistati dagli hedge fund, un quarto dalle banche e il resto dagli asset manager e dalle compagnie assicuratrici». Complessivamente circa tre quarti dell’importo complessivo vengono acquistati negli Usa, il 20% circa in Europa. Secondo l’Ocse, in ogni caso, il tempo sarà il «fattore chiave» per superare il dissesto, e da questo punto di vista sarà cruciale il ruolo del super-fondo messo in piedi da Citigroup, Bank of America e JP Morgan Chase. Quanto ai listini azionari, «dal momento che gli alti costi di finanziamento hanno bisogno di molti mesi per dispiegare il loro pieno impatto sulle aziende e sui consumatori, è possibile che la recente correzione sia solo una premessa a un fase negativa più lunga».