Ocse e Bce sono d’accordo: "È recessione"

L’organizzazione parigina prevede nella euro zona una crescita negativa
nel 2009 dello 0,5%, mentre il consigliere austriaco dell’Eurotower
Ewald Notowny ammette: "Siamo già in crisi"

Milano - La seconda frenata consecutiva della Germania (meno 0,5% nel terzo trimestre dopo il meno 0,4% del periodo aprile-giugno) ha tolto ogni appiglio anche agli ultimi ottimisti: Eurolandia è ormai in recessione, piegata da una crisi che non conosce latitudini. Perfino la Bce, attraverso Ewald Notowny, esponente austriaco del board della banca centrale, ha dovuto ammetterlo, anche se l’ultimo bollettino mensile diffuso ieri riporta ancora una crescita stimata per il 2008 dell’1,2% nonostante consumi al palo ed esportazioni ferme, cui farà seguito una stagnazione l’anno prossimo (0,3%) e una mini-ripresa (+1,4%) nel 2010.

A tentare il sempre più complicato esercizio delle previsioni è anche l’Ocse, che stima invece un meno 0,5% per il Pil di Eurolandia nel 2009, mentre sarà ancora più accentuata la regressione (-0,9%) degli Stati Uniti. Più contenuta (meno 0,3%) la flessione dei 30 Paesi più industrializzati. Accanto alla recessione, affiorano in Europa anche timori di deflazione. «Mentirei - ha detto il capo-economista ad interim dell’organizzazione parigina, Joergen Elmeskov - se dicessi che la probabilità di deflazione è zero», anche se «si tratta di un’ipotesi remota» che si verificherebbe solo con un intensificarsi della crisi. Nelle sue previsioni l’Ocse si aspetta comunque un’inflazione in fortissima frenata in Eurolandia (+3,4% nel 2008, +1,4% nel 2009 e +1,3% nel 2010).

La Bce concorda sulla proiezione relativa ai prezzi per quest’anno, ma si discosta invece nettamente dalle stime sul 2009 (al 2,2%) e sul 2010 (al 2%). L’Istat ha confermato ieri che in Italia il carovita in ottobre è sceso al 3,5% dal 3,8% di settembre, ma il Cerm diretto da Fabio Pammolli giudica eccessive le preoccupazioni di deflazione, pur suggerendo di anticipare la stagione dei saldi, «con piena liberalizzazione degli sconti».In ogni caso, l’Ocse è convinta che l’allentamento delle pressioni inflazionistiche provocato dalla discesa del petrolio sotto i 55 dollari garantisca all’istituto guidato da Jean-Claude Trichet margini di manovra sufficienti per muovere ancora verso il basso le leve dei tassi, dopo la doppia mossa da un punto percentuale complessivo effettuata tra ottobre (in pool con le principali banche centrali) e novembre. Elmeskov si aspetta una riduzione complessiva del costo del denaro al 2% da parte dell’istituto di Francoforte con un taglio dell’1,25%, «non troppo in là nel 2009».

L’Eurotower, tuttavia, non intende ancora abbassare del tutto la guardia su due fronti: da un lato, si invita i Paesi membri a fissare i salari «in linea con le condizioni economiche nazionali» senza lasciarsi condizionare da choc esterni; dall’altro, si richiama i governi, anche in un momento in cui l’attività economica «si è significativamente indebolita con il ristagno della domanda interna ed esterna e un inasprimento delle condizioni di finanziamento», al rispetto degli impegni di risanamento dei conti pubblici.A proposito dei mercati, l’Ocse prevede «un lungo periodo di turbolenze finanziarie per tutto il 2009 e una graduale normalizzazione successiva». Ieri l’Europa si è mossa in ordine sparso (+0,92% Milano); in altalena Wall Street, che prima sbanda e poi chiude con il Dow Jones in rialzo del 7,03%.