Ocse: "Italia, debito fuori controllo" Almunia: "Bene calo del fabbisogno"

Giudizio in chiaroscuro dell'Ocse sui conti italiani: &quot;L'Italia deve proporre riforme strutturali&quot;. Il <a href="/a.pic1?ID=146538" target="_blank">commissario europeo all'Economia Almunia</a> sul calo del fabbisogno: &quot;Farà bene al deficit&quot;

Parigi - Allarme e zuccherini. Il giudizio dell’Ocse sulla situazione dell’economia italiana ha diverse sfumature. Intanto un monito sul debito pubblico: “Le già preoccupanti posizioni sul debito netto di Italia e Portogallo potrebbero peggiorare ulteriormente”. Non è positiva l’analisi dell’Economic Survey dell'area euro sull'andamento delle finanze pubbliche del nostro Paese nei prossimi anni, pur riconoscendo gli effetti positivi della riforma delle pensioni sul bilancio statale. Il debito netto è un'unità di misura del debito usata dall'Ocse, calcolata dalla differenza fra il totale delle passività finanziarie di un Paese ed il patrimonio posseduto dallo Stato.

Allarmi I numeri delle proiezioni future sono preoccupanti. La spesa pubblica dell'Eurozona e dell'Italia in particolare è destinata ad esplodere nei prossimi decenni se non verranno attuate riforme, a partire da quella previdenziale. È quanto sostiene l'Ocse, che traccia un quadro preoccupante per il Vecchio Continente, promuovendo solo il governo viennese. “L'Austria rappresenta l'unica eccezione, con una riforma delle pensioni che sta portando il debito pubblico su un percorso di stabilità”. Le proiezioni per l'Italia, in assenza di interventi, sono invece negative: le spese per pensioni, sanità e assistenza a lungo termine porteranno il debito al 365% del pil nel 2050. Peggio di noi il Portogallo, con un rapporto del 489%, contro una media Euro-12 del 255%. Nel medio termine, cioè al 2010, il debito pubblico resterà - secondo l'Ocse - invariato a 120% del Pil, sui livelli del 2005, mentre il debito netto salirà dal 95 al 96%. Nell'Eurozona il debito scenderà nel 2010 al 72% dal 79% del 2005, mentre il debito netto calerà da 52 a 48%. A peggiorare ulteriormente - osserva l'Ocse - sono sempre gli stessi paesi, cioè Italia e Portogallo, mentre miglioreranno la loro posizione Belgio e Spagna.

Dati positivi “Dopo diverse false partenze, la ripresa economica si è consolidata” e apre il campo a nuove priorità per la zona euro: le riforme ed il miglioramento dei conti pubblici. È quanto emerge dall'Economic Survey per l'Area dell'Euro presentato oggi dall'Ocse. Secondo l'organizzazione, “l'attività economica è stata forte nel 2006, imprese e famiglie sono più fiduciose verso il futuro, gli investimenti sono cresciuti e la disoccupazione è scesa sotto l'8% per la prima volta dal 2001. Ci sono incoraggianti segnali che la ripresa si stia allargando anche ai consumi delle famiglie”. In questo quadro, si legge nel sommario del rapporto, l'attenzione può essere rivolta alle sfide nel lungo termine dell'eurozona: il potenziale di crescita sommerso e una scarsa capacità di gestione degli shock dovuta a carenze strutturali. Le priorità per gli stati Ue, suggerisce l'Ocse, sono quindi la riduzione delle rigidità del mercato del lavoro, l'aumento della concorrenza soprattutto nel campo dei servizi e la continua integrazione e sviluppo dei mercati finanziari. «Alcuni Paesi - si legge - sono già avanti nel campo delle riforme, mentre altri devono recuperare terreno». Allo stesso tempo, «la ripresa crea un'opportunità preziosa per riportare in linea i conti pubblici. I bilanci non riescono a fornire ciò che serve per sostenere il welfare nel lungo termine». È questo il motivo per cui i Paesi dell'area devono «fare maggiori sforzi per raggiungere il pareggio di bilancio e ripagare il debito».