Odino Barotti

Certo, è strano vedere un Beato della Chiesa cattolica che porta il nome di una divinità dell’olimpo germanico. Ma le cose si chiariscono meglio se si pone mente ai nomi nelle rispettive lingue: il nostro Odino viene da Oddo, che sarebbe Ottone, diminuito in Oddino, da cui Odino; invece l’Odino germanico si chiamava in realtà Wotan, e il suo mito reca alcune somiglianze con la vicenda di Cristo. Infatti, volendo ottenere la sapienza assoluta, Wotan dovette eseguire il sacrificio massimo alla massima divinità. Ora, poiché la massima divinità era lui, sacrificò se stesso a se stesso appendendosi all’albero primordiale Yggdrasil. C’è dunque un’analogia con la croce (lignum vitae, albero della vita) e con la Passione di Gesù-Dio. Chissà, forse per questo le popolazioni germaniche accettarono il cristianesimo e in esso perseverarono fino ad oggi. Veniamo al nostro Odino. Pare sia nato nel 1334 da una nobile e possidente famiglia di Fossano. Dopo gli studi si fece ordinare sacerdote dal vescovo di Torino, nella cui diocesi stava allora Fossano (oggi Fossano, insieme a Mondovì, costituisce una diocesi a parte). Il Barotti in seguito venne nominato rettore della chiesa parrocchiale fossanese intitolata a San Giovanni Battista. Nel 1389 diventò preposto alla collegiata di Fossano, chiesa che egli dotò di torre campanaria. Sappiamo che si iscrisse al Terz’ordine francescano e che in veste di terziario effettuò un pellegrinaggio in Terrasanta. Come non di rado accadeva in quei tempi, finì prigioniero dei turchi. Pagato il riscatto fece ritorno in patria e visse fino all’anno 1400.