Odio tra cingalesi di etnie diverse: è maxi rissa

da Genova

Finora erano considerati i più timidi e pacifici tra gli immigrati. Ma proprio ieri, nel quartiere genovese di Marassi, già schiacciato tra lo stadio e il carcere, qualcosa è cambiato nella considerazione dei cingalesi, indiani arrivati in Italia dall’isola di Ceylon per fare i domestici, i badanti, i camerieri. Poco dopo mezzanotte, nella centralissima via Tortosa, sotto le finestre dei genovesi già addormentati, se le sono date di santa ragione con spranghe e mazze da hockey e sono finiti in undici all’ospedale. La maxirissa ha lasciato sul marciapiede diversi contusi e traumatizzati, trasportati poi al pronto soccorso del Galliera con ferite al volto, alla testa e a gambe e braccia. Gli agenti del commissariato di San Fruttuoso alla fine hanno denunciato dieci persone per rissa e «possesso di oggetti atti a offendere», visto che nelle loro auto sono state trovate le spranghe e le mazze usate contro gli avversari. Ma alla fine è il retroscena di questa vicenda a stupire gli inquirenti. Infatti tutti gli uomini coinvolti nella rissa sono lavoratori regolari e non hanno nulla a che vedere né con il mondo della droga, né con lo sfruttamento della prostituzione che sollazza molti altri stranieri. Sono trentenni, padri di famiglia, ma si odiano ferocemente tra loro perché sono di etnie diverse.
Sono Sik e Tamil, i loro familiari rimasti in patria si combattono, e tra loro c’era aria di vendetta fin dallo scorso anno, quando si erano già affrontate e picchiate. Sempre a Genova, sempre per gli stessi motivi.
«Ragioni religiose, etniche e politiche - dicono i dirigenti del commissariato genovese a cui uno dei feriti si è rivolto in cerca di aiuto telefonando dall’ospedale per paura di successive ritorsioni -. Anche l’anno scorso era accaduto un fatto analogo tra le stesse persone, che per il resto sono del tutto pacifiche». E dieci anni fa a Rapallo, pochi chilometri dal capoluogo, sempre per odio etnico, in uno scontro tra Sik e Tamil ci fu una vittima.
E Genova la storia dei Tamil e dei Sik la conosce bene, visto che sono centinaia le famiglie genovesi che accolgono come domestici, baby sitter o badanti, persone fuggite da una sanguinosa guerra civile. Alla fine dello scorso anno Christopher Henry Fernando, responsabile del comitato genovese della campagna contro il terrorismo separatista in Sri Lanka, organizzò in città una manifestazione per sensibilizzare i genovesi contro le violenze delle Tigri Tamil, che da anni combattono contro il governo locale e che sono indicate dall’Unione europea come organizzazione terroristica. «Chiedo - diceva - che non si diano soldi a questa organizzazione che rapisce i nostri bambini per allevarli come kamikaze, che provoca attentati e ha fatto vittime in ogni nostra famiglia».
Il giorno dopo Teambiah Theepan, rappresentante dell’etnia Tamil, diventato «genovese» da molti anni, volle rispondere alla manifestazione denunciando i presunti soprusi del governo di Ceylon, considerato non da meno dei guerriglieri separatisti in fatto di metodi repressivi. Insomma i Tamil e i Sik sono gli uni contro gli altri. Anche a Genova, anche se lavorano nello stesso condominio. «Non hanno mai dato problemi a noi genovesi - dice la gente, difendendoli a spada tratta - il problema è nella loro terra». Che nonostante i chilometri, non è abbastanza lontana.