Gli odori che fanno la storia: la "scia" del N°5 Il profumo del mito che non evapora da 90 anni

Nel 1921 Coco Chanel creò una fragranza &quot;diversa&quot;. Complice Marilyn Monroe, è ancora fra le più amate. Il desiderio dello stlista: &quot;Voglio un paradosso. Nessun olezzo di rose&quot;. E Marylin creò il mito: &quot;Cosa indosso per nadare a letto? Solo due gocce di N°5&quot; <br />

L’ha scelto col suo naso, Coco in persona, ed era destino che finisse così. Un mito. Chanel n°5 compie novant’anni, il profumo che tutti conoscono e che tutte, almeno una volta, vorrebbero spargere sul proprio corpo. Perché l’odore di numéro cinq è quello della pelle di Marilyn, l’altro segno del destino, il sigillo al successo di una boccetta semplice semplice, vetro liscio, tappo squadrato, scritta in bianco e nero: un flacone da laboratorio, solo che lì si sperimentava la leggenda. Da spruzzare, sul collo, dietro alle orecchie, sui polsi, nell’incavo delle braccia, sulla pancia, sulle caviglie. Due gocce, diceva Marilyn: quelle che indossava prima di andare a letto, e niente altro. Le comuni mortali magari ricorrono a tre, e prima di uscire di casa, al mattino, ma non importa: il sogno del N°5 è a disposizione di ogni donna, sviti il tappo, annusi, ricordi, immagini.
Nel 1921 Coco voleva «un paradosso». Questo chiese a Ernest Beaux, figlio dell’essenziere degli zar di Russia, e questo ottenne, ovviamente. Decise lei: sniffò, si innamorò. Beaux in realtà poi si accorse di avere sbagliato, aveva esagerato con una componente della formula, ma alla regina dello stile piaceva così, e lui si guardò bene dal contraddirla. Il primo segreto del N°5 è proprio in questo errore perfetto, la sua miscela. «È un fiorito aldeidato» racconta Alberto Rimoldi, direttore italiano di Fragrance Resources. «Il primo profumo a uscire dagli schemi, perché unisce prodotti naturali a una materia prima sintetica, cioè l’aldeide». Una rivoluzione, all’epoca: la chimica non era mai entrata nella toilette. Poi la chiave del successo è nelle donne: Coco, cioè il marchio Chanel; Mariyln Monroe, cioè la diva. E tutte le altre testimonial negli anni, Lauren Hutton, Catherine Deneuve, Carole Bouquet, Nicole Kidman, Audrey Tautou. Perfino la stessa Coco, alla fine degli anni Trenta, si lascia fotografare su Harper’s Bazaar per pubblicizzare il suo N°5, cinque come i fili di perle che la stilista portava al collo.
Nome e aspetto minimal nascondono un mondo, pronto a vaporizzarsi e allora ecco la femminilità, la sensualità, lo stile, la seduzione, l’ingenuità, la malizia. Ma oltre alle evocazioni, oltre ai sogni, c’è l’essenza: «Il bouquet è molto ricco e di qualità: regge il tempo benissimo, ancora oggi è fra i dieci più venduti al mondo» spiega Rimoldi. Quindi l’olfatto di Coco ci aveva preso alla grande, come il suo occhio. E novant’anni dopo il N°5 è desiderato da donne di tutte le età, anche se non tutte possono portarlo, perché ogni pelle ha il suo profumo. Però poi la scelta non è che sia risicata: se la creazione di Chanel e Beaux è quasi arrivata al secolo, ce ne sono altre che hanno fatto la storia e continuano a ricoprire piccoli e odorosi centimetri di corpi, femminili e maschili. Fracas di Robert Piguet, per esempio, tanto francese, imbattibile per le sostenitrici, che lo definiscono «come una partitura musicale». È nato nel ’48, è a base di tuberosa e Piguet ne faceva spruzzare un po’ sulle parti basse delle sue modelle, prima di farle sfilare. Uno di quei dettagli che non lasciano spazio all’oblio. E infatti Fracas è amatissimo ancora oggi, come un altro classico della sensualità, Mitsouko di Guerlain, che è addirittura del 1919. Qualche anno dopo sempre Guerlain crea un’altra boccetta mitica, anche nel nome: Shalimar, profumo d’oriente, polveroso, con le note di muschi e vaniglia, a ricordare i giardini di Shah Jahan, l’imperatore Mogul che fece costruire anche il Taj Mahal per la sua sposa. E lungo la stessa scia, molti anni più tardi, Guerlain ha conquistato pure i maschi, con Vetiver e Habit Rouge. Come ha fatto anche Eau Savage, il capostipite dei profumi da uomo, anche lui sempre francese, di Dior.
Insomma ci sono fragranze che spruzzi e non svaniscono, anche più recenti, come White linen di Esté Lauder, una specie di marchio estivo, fiorito, femminile: è del 1978, hanno tentato anche nuove versioni ma non hanno avuto lo stesso successo. Perché sulla pelle ci vuole l’originale, il profumo sarà anche evanescente, ma proprio per questo è fondamentale emanare quello giusto.