Gli odori del corpo nuova arma contro i no-global

La polizia tedesca schederà tutto ciò che può essere percepito e riconosciuto dall’olfatto di cani addestrati

da Berlino

Berlino. Saranno gli odori del corpo umano la nuova arma della polizia tedesca contro i contestatori violenti che si sono dati appuntamento ad Heiligendamm, dove dal 6 all’8 giugno si terrà il vertice dei G8. Sudore, fiato, alito e tutto ciò che il nostro corpo emette e può essere percepito dall’olfatto contiene infatti una miniera inesauribile di informazioni preziose per la caccia agli elementi sospetti, più delle impronte digitali, più del sangue o dei dati biometrici. L’importante è immagazzinare preventivamente gli odori corporei per poi affidarli a chi in materia di olfatto ha una sensibilità di gran lunga superiore a quella dell’uomo, e cioè i cani.
Ci penseranno loro, i cani appositamente addestrati, una volta fiutato il campione olfattivo, a stabilire se gli odori degli elementi sospetti sono rintracciabili sul luogo di un attentato o, viceversa, a quale campione olfattivo sono collegabili gli odori presenti sul luogo del delitto.
È esattamente ciò che il Bka, la polizia criminale tedesca, sta facendo per prevenire disordini e violenze in occasione del vertice. Nelle ultime settimane gli agenti del Bka hanno visitato una quarantina di centri sociali ad Amburgo, Berlino e Brema, considerati covi della contestazione violenta no-global, costringendo gli elementi giudicati pericolosi a sottoporsi al prelievo degli odori tramite un tubetto metallico da stringere tra le mani per alcuni minuti e un rotolo fatto di una sostanza ovattata che viene strusciato lungo il corpo. Poi il tutto viene rinchiuso in contenitori di vetro sotto vuoto.
Ma non basta. Durante le perquisizioni, la polizia ha sequestrato insieme a schedari, cellulari e computer anche magliette, calzini e fazzoletti per meglio definire il profilo olfattivo degli elementi a rischio. Anche se è la prima volta che la polizia tedesca ricorre alla raccolta degli odori corporei, l’arma olfattiva non è nuova. È una delle tante diavolerie escogitate dalla Stasi, la polizia segreta della Germania comunista, che se ne serviva soprattutto per tenere sotto controllo i dissidenti.
Quando cadde il muro di Berlino, non solo si scoprì che nella Germania Est alberghi, uffici e persino abitazioni private erano infestate da microspie e telecamere nascoste, ma nei sotterranei della Stasi furono trovati milioni di campioni olfattivi. Il regime voleva sapere tutto dei suoi sudditi, anche che odore avevano.
Un accostamento, quello tra i metodi usati dalla Stasi e quelli usati oggi dalla polizia, che ha contribuito a scatenare accese polemiche sulla legittimità della raccolta degli odori. Il ministro dell’Interno Wolfgang Schäuble difende a spada tratta il ricorso alla schedatura olfattiva poiché un criminale può evitare di lasciare impronte o macchie di sangue sul luogo del delitto ma non i propri odori. Quindi uno strumento determinante anche contro terroristi, criminali comuni, maniaci sessuali.
E sulla stessa linea è anche la Procura generale della Repubblica, che ha autorizzato i prelievi olfattivi, sul cui numero ci sono dati discordanti. Secondo il quotidiano Hamburger Morgenpost sarebbero una trentina, molti di meno secondo la polizia.
Ma molte sono anche le voci contrarie. L’ex-presidente del Bundestag Wolfgang Thierse, parlamentare socialdemocratico dell’ex-Germania Est, definisce disgustoso il fatto di adottare gli stessi metodi della Stasi: «Non si può al tempo stesso criticare la Stasi e poi copiarne i metodi».
Per il leader dei liberali, Guido Westerwelle, l’ossessione della sicurezza sta provocando danni gravissimi alla democrazia: «L’operato della polizia costituisce un passo avanti allarmante verso uno Stato che si sente autorizzato a schedare tutto di tutti, la distanza tra le pupille, il gruppo sanguigno, il patrimonio cromosomico, e ora anche il sudore e altre secrezioni cutanee».
Ugualmente preoccupato, ma con toni meno drammatici, il portavoce dei Verdi per i diritti umani, Volker Beck: «Presto ai processi ci sarà un nuovo testimone: il cane».