Offese antisemite e abuso di alcol Dior «taglia» Galliano

Siccome i grandi uomini alla fine inciampano sempre su una buccia di banana, John Galliano avrebbe dovuto stare più attento. Soprattutto perché un bicchiere in mano - e di troppo - non aiuta ad evitare la scivolata. E così invece è stato che John, il direttore creativo della Maison Dior (e chi si occupa di moda si è già alzato in piedi per rispetto) si è improvvisamente ritrovato con le manette ai polsi in una notte di Parigi, con l’accusa di «violenze leggere» ed «insulti a carattere antisemita». Galliano, naturalmente, è già stato rilasciato dal tribunale, ma la sua libertà, non solo creativa, finisce qui. Soprattutto perché Dior l’ha accompagnato fuori dalla Maison in attesa «dei riscontri dell’inchiesta».
La cronaca insomma recita che John Galliano, 50 anni e una carriera da genio, si è trovato a litigare in un caffè parigino con una coppia di sconosciuti. Due che adesso invece imparerà a conoscere benissimo, perché secondo i testimoni il Nostro - con un tasso alcolemico di n 1,1 mg/l di alcool (come recita il mattinale dei flic) - li avrebbe senza motivo apostrofati con il seguente stile: «bastardo asiatico, ti ucciderò» a lui, ma soprattutto «sporca ebrea, dovevate morire tutti» a lei. Cosa un po’ (troppo) disdicevole, soprattutto in un mondo come quello della moda dove i capitali arrivano spesso dagli ambienti vicini alla donna insultata. Ecco perché allora Galliano è stato subito dopo sospeso, visto che per la Maison «il razzismo è intollerabile», anche se i poliziotti hanno fatto fatto sapere che ancora nessuno conosce il perché dell’accaduto. Forse basterebbe ascoltare i rumors dei camerini: la sospensione prima del bicchiere.
In ogni caso, come si conviene, il mondo della moda si è già messo in agitazione e mentre Galliano fa sapere attraverso i suoi legali di non aver detto nulla di quanto è accusato di aver detto, a Milano - al momento capitale del pazzo mondo del fashion - gli stilisti-colleghi si sono prodigati in dichiarazioni a caldo. Per Donatella Versace «se il fatto è vero la sua sospensione è un atto dovuto», per Michael Burke - Ceo di Fendi, gruppo LVMH come Dior - «è strano che John abbia potuto fare una cosa del genere». Lui che è nato a Gibilterra, è cresciuto a Londra e vive a Parigi in una zona dove la diversità razziale è la normalità. Chiude ancora Donatella: «John comunque resta un bravo creatore che ha ancora tanto da dare alla moda». Sì, certo. Forse.
Perché è vero che i grandi uomini prima o poi si trovano davanti una buccia di banana, ma è altrettanto sacrosanto che spesso dietro di loro hanno qualcuno di altrettanto grande. E la persona in questione si chiama - anzi si chiamava - Steven Robinson, il braccio destro di Galliano a Dior fino al 2007, fino al giorno in cui un infarto l’ha stroncato all’età di 38 anni. Ecco Steven rappresenta probabilmente quello che John Galliano era fino a quel punto, due geni al prezzo di uno, il braccio e la mente di una Maison e di una storia di successo. E mentre Galliano non passa mai inosservato per le sue mise stravaganti, Steven era il suo esatto opposto, riservato, trasandato, praticamente brutto. Tanto che lui - l’uomo arrivato da Dior per inventare bottoni - alla sua prima apparizione in atelier venne fermato dalle guardie per essere arrestato: era nel suo classico stile hooligan in pantaloni larghi e le clienti con cappellino e naso in sù avevano paura.
Ecco insomma cosa probabilmente c’è in quel bicchiere di troppo, una strada persa - come dicono gli esperti di sfilate giudicando le ultime creazioni di John -, il capolinea di un uomo diventato troppo solo. O forse, più probabilmente, la normale conclusione di una storia sempre sul filo dell’eccesso, dove una normale buccia di banana finisce per essere tropo poco gialla per diventare davvero un pericolo. Fino a quando non ci si finisce sopra con un bicchiere in mano.