Offese sul Duomo: Bagnasco lo temeva dopo il «no» ai Dico

(...) e a difesa della famiglia, scritto l’altra notte sul legno verde del grande portone della cattedrale, in modo che chiunque, dalla piazza, potesse leggerlo. Frasi offensive contro la Chiesa erano già comparse sulle pareti laterali del Duomo. Mai, però, un insulto all’arcivescovo era stato scritto con tale evidenza sulla facciata principale.
Angelo Bagnasco è stato informato dell’accaduto alle 7.30. Il primo a dare l’«allarme» è stato un fedele che passava dalla piazza, la notizia è arrivata così al custode e al prefetto della cattedrale e quindi alla vicina curia, attraverso un dipendente che si è recato di persona a controllare.
A quel punto è stato avvisato l'arcivescovo e nuovo presidente della Cei, già in piedi e in preghiera. Ai suoi più stretti collaboratori, Angelo Bagnasco ha detto di essere dispiaciuto dell’episodio ma sereno. Ha aggiunto di aver messo in conto che le sue critiche ai Dico (le Dichiarazioni di convivenza volute dal governo per dare più diritti alle coppie di fatto) potessero scatenare delle reazioni forti. Un clima infiammato dalle parole sui Dico, l’incesto e la pedofilia pronunciate da Bagnasco venerdì sera e mal riportate da alcuni media.
Dopo 48 ore è apparsa la scritta, lasciata nella notte («alle 6, quando ho aperto, c’era già» racconta l’edicolante della piazza) e subito cancellata dal custode della cattedrale (alle 8.30 di ieri mattina non c’era più). Anche la polizia è arrivata per vedere l’«avvertimento», contro il qualche si sono alzate le voci di tutto il centrodestra e di una parte dell’Unione.
«Desidero esprimere la mia solidarietà a monsignor Bagnasco, che, nello svolgere il suo importante e delicato servizio per la Chiesa italiana, deve fare i conti con episodi riprovevoli e indegni di una società civile e democratica» ha detto Massimiliano Costa, vicepresidente della Regione. E ha aggiunto: «Condanno fermamente questo gesto di intolleranza che offende non solo monsignor Bagnasco, ma anche tutti i cattolici».
Alessandro Repetto, presidente della Provincia di Genova, parla di «inqualificabile gesto». «Ritenendo – sostiene Repetto - che ogni eventuale dissenso non possa e non debba sfociare mai in alcun tipo di violenza, neppure verbale. Desidero rimarcare come la voce del magistero della Chiesa, in modo particolare, dedicata a così alti valori etici, debba vedersi riconosciuto il massimo del rispetto e la dignità della considerazione, che sola può venire dal pacato, misurato e fecondo confronto». Solidarietà a Bagnasco è stata espressa anche da Egidio Banti, deputato della Margherita, e da Marta Vincenzi, candidato sindaco dell’Unione, che definisce la scritta un «pericoloso segno di inciviltà, un’offesa alla città e alla Chiesa genovese».
Fin qui l’Unione. Più numerosi sono stati i messaggi di sostegno all’arcivescovo partiti dal centrodestra. «La scritta che ha deturpato la Cattedrale offende non solo il nostro Arcivescovo ma anche la dignità della nostra città» è il commento dei candidati della Cdl alle prossime elezioni amministrative genovesi, Renata Oliveri (Provincia) ed Enrico Musso (Comune). «Questo gesto - hanno aggiunto - esprime mancanza di rispetto verso le persone, i valori e la libertà di espressione, elementi fondamentali di un Paese civile. Noi crediamo sia necessario un esame di coscienza da parte di chi ha alimentato un clima di intolleranza, che ora si è manifestato giungendo a sfregiare la facciata di un simbolo cittadino».
«Un fatto grave, un gesto ignobile» l’ha definito Michele Scandroglio, coordinatore regionale di Forza Italia. «Un gesto che dimostra l'assenza di rispetto nei confronti della Chiesa e di un religioso che si sta battendo duramente per difendere i principi fondamentali come quello della famiglia - spiega - L’intimidazione tramite le scritte è un gesto ignobile e codardo. Non posso che stringermi attorno al monsignore e invitarlo ad andare avanti».
Forza Italia vuole portare la questione in consiglio regionale. «Tutti i partiti devono condannare questo atto, presenteremo un ordine del giorno sull’accaduto - spiega Matteo Rosso - Tutto il consiglio deve attivarsi presso prefettura e forze dell’ordine perché si trovino i colpevoli».
E i genovesi? «Si aspettavano che con l’addio di Ruini la Cei facesse un passo indietro, l’arcivescovo ha subito messo le cose in chiaro e qualcuno ci è rimasto male» sorride un signore davanti ai gradini della cattedrale. «C’era da aspettarselo, visti i tempi, ma non deve mollare» aggiunge un altro. Solidarietà arriva anche dall’Opera don Orione per un «fatto senza precedenti».