Un’officina per la Casa della scultura

Nella mostra d’apertura presenti oltre cento artisti, da Medardo Rosso ai nostri giorni

Elena Pontiggia

«La scultura è quella cosa in cui si inciampa quando si va a vedere una mostra di quadri». Questa velenosa battuta, attribuita a De Kooning, può esprimere paradossalmente il disagio che il nostro secolo ha avvertito nei confronti della scultura, o meglio della statuaria tradizionalmente intesa. «La scultura lingua morta»: così intitolava il suo libro (1944) il maggior scultore italiano del nostro secolo, Arturo Martini. E intendeva dire, appunto, che era morta la statua, il monumento celebrativo. Ma che la scultura non sia affatto scomparsa, soprattutto in Italia dove il Novecento ha generato una numerosa famiglia di maestri, lo testimonia la Fondazione Arnaldo Pomodoro, che inaugura sabato (con ingresso gratuito dalle 11 alle 18) la sua nuova sede milanese, in via Solari 35, con la mostra «La scultura italiana del XX secolo», a cura di Marco Meneguzzo (fino al 22 gennaio 2006, catalogo Skira)
La Fondazione Pomodoro, creata dall'omonimo artista, è nata nel 1995 e inizialmente aveva sede a Rozzano. Lo spazio attuale, invece, vasto circa 3.500 metri quadrati e diretto da Flaminio Gualdoni, è l'antica sede delle Officine Riva& Calzoni, un interessante esempio di archeologia industriale, ristrutturato appositamente da Pierluigi Cerri e Alessandro Colombo. Milano verrà così ad avere una «Casa della scultura»: un museo dove saranno esposte a rotazione le opere della Fondazione, verranno allestite mostre, e inoltre ci sarà una biblioteca specializzata con circa 3000 volumi, un bookshop, una videoteca, un angolo per il caffè. E sono previste anche varie iniziative, tra cui un premio internazionale per giovani scultori, assegnato nel 2006.
Ma veniamo alla mostra. Con oltre cento artisti e altrettante opere, da Medardo Rosso ad oggi, la rassegna delinea un percorso, o meglio uno dei possibili percorsi, dell'arte plastica italiana del ventesimo secolo, articolandolo in tre momenti: i maestri storici, gli anni centrali del secolo e i giovani. Padre della scultura moderna è Medardo Rosso, che apre i suoi soggetti allo spazio circostante: non scolpisce figure isolate, ma gruppi immersi nell'atmosfera, che raccoglieranno la lode di Boccioni. Ecco infatti, manifesto della mostra, le Forme uniche della continuità nello spazio del fondatore del futurismo. Il titolo è ermetico, ma l'oggetto rappresentato non è altro che una bottiglia. Boccioni, che detestava tutto ciò che è statico («Che imbecilli gli alberi, che stanno lì fermi sotto il temporale!» scrive nel suo diario) la immagina in movimento mentre ruota su se stessa. La sua è una natura morta mobile, come nessuno l'aveva ancora pensata. Del resto sembrava così bello l'avvenire in quel 1913, un anno prima della guerra. Ma, come diceva Savinio, si era ancora nell' Ottocento: il secolo XIX sarebbe morto subito dopo, ucciso dalle prime cannonate.