Officina, storie di follia dall’ex Pini

Viaggio nella malattia mentale con sei protagonisti

Miriam D’Ambrosio

Una serata unica dedicata alla follia, «luogo remoto e sconosciuto», che inquieta e affascina. Oggi al Teatro Officina va avanti la rassegna «Ho cura di te», che come sottotitolo ha un proverbio africano: «Se vuoi sapere chi ti è amico ammalati».
In scena ci sarà Danilo Reschigna con il suo Prove aperte di documentazione psichiatrica, un breve viaggio nella malattia mentale, un flusso di pensiero di sei persone chiuse in un ospedale psichiatrico. «L'idea di mettere insieme queste voci è nata quattro anni fa - racconta Danilo -, ho pensato che un portatore di handicap come me doveva accostarsi ad altro genere di problemi con una sensibilità maggiore. Ho voluto accostarmi ai giorni, al modo di vivere di persone "fuori" dal mondo cosiddetto normale e per sei mesi sono stato a contatto con i malati ricoverati all'ex ospedale psichiatrico Pini, prima che diventasse ex. Nel frattempo leggevo molto sull'argomento e ponevo domande ai medici».
In questi anni Danilo Reschigna ha portato la sua "creatura" in giro, da Milano al Piemonte, all'Emilia, al Veneto. Per quanto riguarda il testo dello spettacolo dice: «La drammaturgia l'hanno fatta loro». Loro, gli ospiti del Pini da cui lui ha attinto, quegli uomini che ha osservato con attenzione, curiosità, rispetto.
Sei personaggi su un palcoscenico nudo (con un solo volto e una sola voce), con due sedie, qualche piccolo cambio, cenni che avvertono lo spettatore del passaggio da un pensiero a un altro. Un gruppo che, improvvisamente, decide di mettere su uno spettacolo e si ingegna per farlo.
«Non c'è assolutamente la volontà di una denuncia sociale - continua Reschigna -, voglio parlare di questa realtà, di persone che hanno anche i loro difetti, perché la malattia si innesta sempre sui limiti caratteriali. Cercando di far guardare anche il rovescio della medaglia: la follia può portare alla genialità, ma non necessariamente».

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