Oggi alle 14 Milan e Inter fanno sul serio... Per la Supercoppa italiana si gioca a Pechino

La sfida: campioni d’Italia contro re mondiali. In palio c'è il primo
vero trofeo della stagione. Stankovic ko, Eto’o smentisce di aver
litigato con Gasperini. Per il Milan dubbio Pato-Robinho. Mister
Allegri: "Noi e loro da scudetto, mi sentivo meglio in campionato"

Speriamo di cavarcela. Si, insomma, che il derby salvi la faccia ammaccata del calcio da pizzeria (copyright Galliani). Un derby dall’altra parte del mondo che non sarà certo un derby dell’altro mondo, ma neppure pizza e fichi. Squadre work in progress, gente che continua a professare la voglia di vincere, come se non fossero pagati solo per questo, tecnici che ci alluvionano di banalità calcistiche e non, calciatori che cominciano a mugugnare fin d’ora, dirigenti che non sai mai quando parlano sul serio. Per esempio Galliani, sarà quello ammiccante e furbacchione degli ultimi tempi o ieri ha fatto davvero sul serio. Sentite: «Cassano non ha chiesto di essere ceduto, né il Milan ha alcuna intenzione di venderlo, quindi confermo che resterà con noi». Inutile citare Paolillo, che parla di Sneijder, e che si fa smentire ogni volta che allunga il tiro al di là delle incombenze finanziarie.

Dunque la domanda è questa: Supercoppa o superderby? O il super è solo nelle parole? Questo è il derby che rischia davvero di somigliare alle chiacchiere di Galliani. Crederci o non crederci? Conterà il risultato, conterà una coppa in bacheca, conterà il marketing (l’Inter si presenterà in divisa vintage anni sessanta), e poco altro. La Cina è (più) vicina, ci guarda, ci studia, gode con noi. Ma poi?

Derby che ha cercato di diffondere il senso del mistero. Stankovic che si fa male, ma guai a riprenderlo con le telecamere. Pato o Robinho, il problema di Allegri. «La scelta non sarà facile, in ogni caso è una finale che potrebbe anche arrivare ai tempi supplementari. Ho bisogno di tutti. Probabilmente chi entra ha possibilità di giocare di più rispetto a chi c’è dall’inizio». Magari bastava dire: gioca Pato, poi Robinho (o viceversa). Ma è troppo difficile credere che conti il calcio più della pretattica.

Poi come sempre, più di sempre, ci penseranno Eto’o e Ibrahimovic. Il camerunese ieri ha smentito dissidi con Gasperini (già il dover smentire non è una buona notizia), ma è il goleador da record: 3 reti in queste finali. Ibra è in forma e fa paura più di sempre.
Per tutti sarà il primo derby, primo squillo o prima depressione di una stagione. Ognuno avrà un filo conduttore. Milan che riprende il discorso dell’ultima stagione (due derby vinti) o Inter che riprende la tradizione: la Supercoppa recente è storia sua, i rossoneri non ci prendono dal 2004. Tutto farà show (calcistico?) e business: il campo certo migliore di quello di San Siro, l’immenso pubblico dello stadio del Nido d’uccello proporrà una iniezione di adrenalina, sarà un buon avversario forse il fuso, certo l’umidità di Pechino, che ora fa spalancare gli occhi e preoccupa tecnici e dirigenti, ma bastava informarsi per saperlo con anni di anticipo. Fra l’altro è prevista pioggia, roba da autentica atmosfera inglese.

Potrebbe essere l’ultima partita di Sneijder in nerazzurro, e chissà mai che i presunti litigi di Eto’o non portino ad altre sponde. Tutte storie, ad ascoltare Pazzini. «Sono tranquilli, resteranno entrambi». Nel frattempo nessuno si preoccupa se questa sarà l’ultima anche per Pandev. Invece, circa Cassano, vedi Galliani. Anche se Allegri ha aggiunto: «Da quando è qui, Antonio è migliorato nella condizione». Sarà l’ennesimo trionfo del calcio giocato, più credibile la difesa del Milan, lacunoso il centrocampo di entrambe con tanta qualità negli attacchi. Sarà l’ennesima guerra fra grandi vecchi, da Zanetti a Gattuso e Nesta con Seedorf che, ancora una volta, strizza l’occhiolino a tanti: visto, io ci sono ancora. E mette pepe: «Ho giocato anche nell’Inter, ma quello che mi ha dato il Milan è stato tantissimo». Finalmente uno che evita i preziosismi e garantisce per il nostro campionato da “pizzeria”. «Capisco quel che vuol dire Galliani, ma l’Italia resta il paese più affascinante in cui giocare al calcio. E chi gioca all’estero lo vede ancora come quando avevo 20 anni». Cin, cin con i cinesi.

Insomma il Milan ha messo impegno per pennellare la bontà di questo derby d’esportazione. L’Inter è stata più stretta nelle chiacchiere. Allegri ha tirato le conclusioni per tutti: «Insieme a noi, loro sono favoriti per lo scudetto. Mi sentivo più tranquillo prima del derby di ritorno in campionato. Qui partiamo davvero alla pari, il fatto di essere campioni d’Italia non peserà sulla partita». Esattamente come il fatto di sapere l’Inter campione del mondo. Ecco questo è il grande appeal della sfida nostra: derby fra i campioni d’Italia e i campioni del mondo. Forse la miglior etichetta per un made in Cina che, comunque, costa bei soldoni. Ed ora vinca chi può.