Oggi la Bce ferma: ma Trichet prepara nuove strette

Negli Usa il Pil è cresciuto nel secondo trimestre del 2,9%. Dubbi sulle prossime mosse della Federal Reserve

da Milano

La crescita economica si rafforza nella euro zona, ma nella riunione di oggi a Francoforte la Bce deciderà di rimandare la prossima stretta a ottobre. Meno decifrabili appaiono invece le future mosse della Federal Reserve, alle prese con la decelerazione dell’economia confermata ieri dal dato rivisto al rialzo (ma inferiore alle attese degli analisti) del Pil nel secondo trimestre (più 2,9%, contro il 2,5% della stima preliminare, rispetto al 5,6% del primo trimestre).
Se attuata, la probabile pausa nell’azione di restringimento del credito da parte della banca centrale guidata da Jean–Claude Trichet rispetterebbe la regola secondo cui la Bce non ha mai alzato il costo del denaro in due riunioni consecutive. Troppo ravvicinata, del resto, l’ultima stretta, decisa lo scorso 3 agosto. Lasciando i tassi invariati al 3%, Trichet avrebbe invece modo di preparare il terreno - com’è sua abitudine - al prossimo intervento, che gli analisti collocano in ottobre. Alla luce della crescita del Pil dello 0,9% tra aprile e giugno, superiore al previsto, non è infatti esclusa oggi una revisione delle stime legate all’espansione economica 2006 (ora al 2,1%), nonché un ritocco al rialzo delle previsioni di inflazione, salita in luglio al 2,4%. Crescita più forte e dinamica dei prezzi ben oltre il limite di tolleranza del 2% costituiscono due elementi tali da giustificare ulteriori aggiustamenti della politica monetaria, che Francoforte continua a ritenere «accomodante». E se nel comunicato di oggi la Bce tornerà a utilizzare la formula «forte vigilanza», non è escluso un secondo rialzo dei tassi entro la fine dell’anno. Gli analisti di Wall Street invece continuano a tenere d'occhio i dati economici, nel tentativo di prevedere in quale direzione si muoverà la Fed. Esercizio non facile, anche perché molti membri del Fomc (il braccio di politica monetaria della Fed) hanno reputato «rischiosa» la pausa dello scorso 8 agosto, come si è saputo dalle minute dell’ultima riunione diffuse martedì. E anche perché il presidente Ben Bernanke non brilla per capacità di comunicazione. In ogni modo, la revisione del Pil del secondo trimestre ha indicato un aumento delle pressioni inflazionistiche rispetto ai primi tre mesi dell'anno. Resta da vedere in che misura la Fed ne terrà conto, considerati i rischi di forte rallentamento dell’economia provocati dal mercato immobiliare.