Oggi Berlusconi dà il "la" alle riforme Fini: "Sì a una modifica della Carta"

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Piena sintonia con il presidente della Camera sul dimezzamento del numero dei parlamentari, sul Senato delle Regioni e su maggiori poteri all'esecutivo. Fini: <strong><a href="/a.pic1?ID=339756">&quot;Sì a una modifica che dia più poteri al governo&quot;</a></strong>. La nuova Costituzione: <strong><a href="/a.pic1?ID=339761">&quot;meno deputati e Senato federale&quot;</a></strong>.<strong> </strong>L'abbraccio con Gianfranco:<strong> <a href="/a.pic1?ID=339937">&quot;Eccellente il tuo intervento&quot;</a></strong>.<strong><a href="/art.pic1?ID=339937"><br />
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Roma - A Palazzo Grazioli si va avanti a ritoccare e limare fino a tarda notte. Dopo il discorso «congressuale» di venerdì, infatti, oggi Berlusconi è più che deciso a fare un intervento di prospettiva. Proiettato sul futuro del Pdl e del governo, certo, ma pure alla sfida delle amministrative e delle europee, che per il neonato Popolo della libertà saranno un test decisivo. Un Berlusconi, dunque, che svestirà - anche se non completamente - i panni indossati negli ultimi due giorni alla Nuova Fiera di Roma, dove ha concesso davvero poco alle performance che normalmente caratterizzano i suoi interventi pubblici.

Inizierà ringraziando i delegati per la sua elezione a presidente del Pdl, ripercorrerà brevemente i punti salienti dell'intervento di venerdì e tornerà a citare la carta deivalori del Ppe come punto di riferimento del Popolo della libertà. Poi parlerà del futuro: del governo (con breve excursus sull'azione dell'esecutivo in questi dieci mesi), della «nostra maggioranza» (sottolineando ancora la necessità di decisioni veloci) e del Pdl. Il Popolo della libertà, dirà Berlusconi, deve essere «la fucina di idee nuove e vincenti». Per cambiare l'Italia, saranno le parole del Cavaliere. Deciso però a galvanizzare i seimila e passa delegati anche in vista della tornata elettorale di giugno.«Parlerò delle cose concrete- spiegava ieri sera ai suoi collaboratori - che servono a cambiare il Paese,ma anche della necessità che le decisioni possano finalmente essere prese velocemente, al passo con i tempi. Come succede negli Stati Uniti, dove Obama ha ottenuto il via libera al piano Geithner in poco più d'una settimana».

Con Fini la sintonia sarà massima. Perché, diceva ieri in privato al leader di An, «in molti, molti passaggi il tuo discorso sembrava quello che avevo in mente per domani». Soprattutto sul fronte riforme. Insomma, se è difficile che il premier dica sì tout court a quella «stagione costituente» invocata dal presidente della Camera, è certo, invece, che Berlusconi raccoglierà in toto l'appello sulle riforme. Il presidenzialismo non dovrebbe essere argomento di discussione, mentre il Cavaliere darà una spinta decisa su tre fronti: dimezzamento del numero dei parlamentari, aumento dei poteri del premier e Senato delle Regioni. Richiamo, quest'ultimo, che dovrebbe avere anche un effetto distensivo sul Carroccio dopo che ieri Fini ha lanciato l'affondo sul referendum elettorale. Un punto, questo, che il Cavaliere non dovrebbe toccare affatto, convinto che la soluzione migliore sia lasciar passare la consultazione referendaria ed evitare che Bossi e compagni entrino in fibrillazione proprio alla vigilia del voto di giugno.