Oggi alla Camera l’amnistia è solo di passaggio

Paolo Armaroli

L’assemblea di Montecitorio avrebbe dovuto riprendere i propri lavori martedì 10 gennaio. E invece si riunisce oggi alle 9,30. Diciamocela tutta: non è usuale una convocazione a cavallo tra Natale e Capodanno. Ma la Costituzione parla chiaro. Stabilisce che ciascuna Camera può essere convocata in via straordinaria per iniziativa del suo presidente o del capo dello Stato o di un terzo dei suoi componenti. Detto, fatto. Giachetti, deputato della Margherita, una ne fa e cento ne pensa. Così ha raccolto in men che non si dica il prescritto numero di firme e, oplà, il presidente Casini ha proceduto alla convocazione.
Il buon Giachetti però non si monti la testa e non si abbandoni a un delirio di onnipotenza. Se lui è il braccio, Pannella è la mente di tale operazione. Questo emerito «scocciatore» è un pifferaio magico. Meglio, un genio della comunicazione. Ha un partito di quattro gatti. Non ha un proprio quotidiano. Ha una radio che dà spazio a tutti. Ma, ogni volta che suona la sua musica preferita - scioperi della sete, della fame o marce per Roma, come nel caso specifico - trova immancabilmente gente di buon cuore che gli corre appresso. Non pago, spesso e volentieri scomoda perfino le massime cariche dello Stato. Le quali, temendo qualche insano gesto da parte sua, ci pensano ben bene prima di dirgli di no. Ai «pazzi», del resto, non si può dire altro che sì. Come ben sapeva il grande Eduardo.
Giachetti e compagnia cantante hanno chiesto una seduta straordinaria dell’assemblea di Montecitorio finalizzata alla «discussione e approvazione di un testo che fissi modi e tempi per l’esame di un provvedimento di clemenza entro la legislatura in corso». E il presidente Casini si è fatto sì parte diligente. Ma ha posto all’ordine del giorno della seduta odierna «Comunicazioni del Presidente», al fine di svolgere un dibattito che consenta ai rappresentanti dei gruppi e ai 205 deputati sottoscrittori di esprimere in via definitiva il proprio orientamento sull’argomento. La differenza salta agli occhi. Altro è un dibattito, che come un sigaro e una croce di cavaliere non si nega a nessuno. Altro è una formale votazione di un testo che impegni la Camera alla rapida approvazione di un’amnistia.
Non si tratta però di un ghiribizzo di Casini. Il presidente della Camera, nella ragionevole previsione della mancanza del numero legale, si è attenuto saggiamente al precedente del 12 marzo 1992. In tale occasione il presidente Nilde Iotti osservò che la formazione dell’ordine del giorno, in base alle norme del regolamento della Camera, non può costituire diritto esclusivo di una minoranza, sia pure qualificata, ma spetta alla conferenza dei capigruppo e al presidente. Perciò oggi non si voterà. Più semplicemente, per qualche ora assisteremo a un dibattito a conclusione del quale Casini prenderà atto della sussistenza o meno di una maggioranza favorevole a un provvedimento di clemenza.
Ma non facciamoci illusioni. Oggi come oggi un’amnistia è altamente improbabile. Innanzitutto perché l’articolo 79 della Costituzione novellato nel 1992 stabilisce che l’amnistia e l’indulto sono concessi con legge deliberata a maggioranza dei due terzi dei componenti di ciascuna Camera in ogni suo articolo e nella votazione finale. Ecco il motivo per il quale, dopo ben 42 provvedimenti di clemenza dal dopoguerra in poi, non se ne sono più registrati negli ultimi quindici anni. E poi perché un provvedimento di amnistia non può essere assoggettato al contingentamento dei tempi. Potrebbe essere approvato non già a gennaio ma solo a febbraio, nel secondo calendario dei lavori. Ossia fuori tempo massimo, dato che le Camere verranno sciolte il 29 gennaio. E allora, con buona pace di Pannella, buonanotte ai suonatori.
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