Oggi la Caritas compie 30 anni

«È un novello Antonio Di Pietro». L'assessore regionale della Lega, Davide Boni, non usa mezzi termini per attaccare la candidatura di Bruno Ferrante a sindaco di Milano. «È una storia già vista - dice - e una grossa caduta di stile». Sostiene che da 6 mesi a questa parte «non ha fatto nulla, né per gli sgomberi delle case, né dei campi rom abusivi, si è solo preparato la campagna elettorale. Questo è Di Pietro 2: chi fa certi mestieri non dovrebbe fare politica se non dopo essere andato in pensione. È brutto dirlo, ma mi sembra che ora molli una poltrona per un'altra». Il segretario del Pdci Oliviero Diliberto, invece, è convinto che il prefetto sia «persona di grande valore», ma preferisce «altre candidature alle primarie», a partire da quella di Dario Fo.
Solo commenti positivi tra le file della Margherita, che ieri a Palazzo Isimbardi ha tenuto l’assemblea pubblica su «Verso la campagna elettorale». Per il segretario provinciale Patrizia Toia, il prefetto in questi anni «ha già fatto molte volte il supplente del sindaco nei momenti difficili, ha risolto i problemi di Atm e Scala, dimostrando di essere una garanzia per il governo della città». Rivolge «un appello a tutte le forze politiche perché sappiano cogliere fino in fondo l’offerta» e sottolinea che «la pausa di riflessione di Letizia Moratti mi sembra molto lunga, si vede che per il centrodestra le cose non sono tanto facili». Pierluigi Castagnetti, capogruppo della Margherita alla Camera, è convinto che i milanesi chiedano al Comune soprattutto «di garantire la sicurezza, combattere il disagio e assicurare l'efficienza della pubblica amministrazione, e Ferrante è l'uomo adatto per affrontare queste sfide». Per rispondere alle critiche della Cdl sul conflitto d’interessi, ricorda che il prefetto di Roma Achille Serra si era messo in aspettativa, «poi è diventato deputato del centrodestra e dopo è tornato a fare il prefetto di città importanti senza che dicessimo nulla. Il complimento migliore a Ferrante è stato quello dei ministri leghisti, che hanno detto che pensavano fosse una persona super partes. In effetti è stato un servitore dello Stato super partes, ma questo non vuol dire che non avesse una sua personale opinione».