«Oggi con le centrali nucleari meno inquinamento e costi»

Secondo gli esperti l’elettricità così prodotta è «sicura per l’uomo e per l’ambiente», riducendo l’immissione di anidride carbonica, e competitiva sul piano economico

Guido Mattioni

nostro inviato a Rimini

«La produzione da energia nucleare permette di evitare l’immissione nell’aria di 700 milioni di tonnellate di anidride carbonica, quantità pari all’emissione annua dell’intero parco di autovetture europee. E se si considera l’intera produzione di energia elettrica da fonte nucleare, l’immissione evitata è di circa 2mila milioni di tonnellate l’anno».
I numeri sono fatti così, forse un po’ freddini, ma sicuramente inconfutabili. E possono aiutare a sconfiggere la paura, che come tutti i sentimenti si trincera dietro alle parole; spesso calde e confortanti, ma quasi sempre volatili e inconsistenti. Così i numeri, come quelli portati ieri a Rimini, alle Giornate Internazionali del Centro Pio Manzù da Giancarlo Bolognini, amministratore delegato uscente della Sogin, la Società di gestione impianti nucleari che fa capo al ministero del Tesoro, possono aiutare a sconfiggere perfino il diffuso «babau» nazionale rappresentato dall’energia ricavata dall’atomo. Quella stessa paura che ha costellato l’Italia di risibili quanto inutili cartelli con la scritta «Comune denuclearizzato», spuntati perfino in località a ridosso di Svizzera, Francia o Slovenia, tutti Paesi dove le centrali sono attive da anni. E non sarebbe certamente una linea di confine - lo capisce anche un bambino - ad arrestare un’eventuale fuga radioattiva.
Numeri convincenti - quelli di Bolognini - per chi abbia voglia di leggerli rifiutando di fare la figura dello struzzo. Numeri fatti partendo dall’assunto che «l’energia da fonte nucleare è una fonte sicura per l’avvenire». Sicura in entrambi i sensi ritrovabili nei dizionari della lingua italiana, premette il manager. Ovvero «nel senso più letterale, intendendo che ormai non introduce, né per l’uomo né per l'ambiente, rischi più grandi o comunque meno gestibili di quelli propri di altre tecnologie». Ma sicura anche «nel senso che sono assicurati gli approvvigionamenti di combustibile e che sono largamente disponibili e mature le necessarie tecnologie».
Vediamoli, allora, questi numeri. Quelli più squisitamente economici necessitano una premessa; ovvero che la costruzione degli impianti nucleari si caratterizza indiscutibilmente per un più elevato investimento iniziale, che incide per il 50-60% sul costo di generazione: in dettaglio, tra 1.500 e 1.800 dollari per kilowatt di potenza installata in confronto ai 1.300-1.400 degli impianti a carbone e ai 500-600 di quelli a gas con ciclo combinato. Ma una volta a regime, i vantaggi scaturiscono dai minori costi di esercizio e manutenzione (sono il 20-25% del totale) che comprendono però, soltanto nel caso delle centrali nucleari, anche i costi di lavoro, addestramento, protezione fisica, sistemazione dei rifiuti di esercizio e, appunto, di manutenzione. E vantaggi ne arrivano ancor di più dai costi per il combustibile (15-20% inclusi riprocessamento e smaltimento).
In termini assoluti - è la sintesi di Bolognini - confronti internazionali effettuati nell’ambito dell’Unione Europea indicano che l’energia da fonte nucleare può essere competitiva con le altre fonti in quanto il suo costo varia fra 3,4 e 5,9 eurocent per kilowattora rispetto ai 3,2-5 della generazione a carbone e ai 2,6-3,5 di quella a gas. «Il costo futuro di generazione dell’energia elettrica da fonte nucleare, considerando un tasso di attualizzazione del 5% - aggiunge il manager - si colloca fra 25 e 40 dollari per megawattora». Il confronto con gli analoghi dati delle centrali a carbone (fra 30 e 50 dollari) e di quelle a gas (fra 40 e 60 dollari) dimostrano quindi che «la produzione da energia nucleare è più economica di quella da gas naturale, mentre in funzione delle condizioni specifiche può risultare non competitiva con il carbone».
Va tuttavia ricordato, aggiunge Bolognini, che nel costo di produzione di energia dal nucleare sono comprese alcune importanti voci di costo, come quelle per la salute pubblica, l’ambiente e la copertura assicurativa, che non sono invece considerate in quelli richiesti dalla generazione di energia elettrica da altri combustibili. Ed essendo anche lo spazio un fattore economico rilevante, bisogna aggiungere che le centrali ne occupano pochissimo, a parità di potenza, rispetto a quello necessario per altri tipi di impianto. Per esempio, mentre un impianto nucleare di potenza installata da 1.000 megawatt può sorgere su appena 15-20 ettari, per ottenere altrettanta potenza con pannelli solari occorrerebbe coprire una superficie di circa 100 chilometri quadrati. E chi crede nell’eolico, ne dovrebbe mettere a disposizione addirittura mille. No, non di ettari, ma proprio di chilometri quadrati.