«Oggi diagnosi più sicure per i bimbi troppo vivaci»

Il dottor Cestari, fondatore di «Perché non accada»: «No alla moda americana che cura con psicofarmaci il deficit d’attenzione e l’iperattività»

Davanti a un bambino vivace c'è chi è contento e chi si preoccupa perché teme che soffra di Adhd - l’acronimo che indica il disturbo da Deficit d'attenzione e iperattività, e vuole curarlo con gli psicofarmaci. Una moda americana che è sbarcata anche in Italia. Ma c'è già chi è pronto a contestarla. Una contestazione che parte da Milano dove il dottor Roberto Elia Cestari ha costituito il comitato «Perché non accada». L'iniziativa, promossa dalle onlus Asvi, Ccdu, e Wda-Europe, consiste nella diffusione di un milione opuscoli che informano sull'Adhd. E non solo, il comitato vuole anche coinvolgere i parlamentari contro questa sindrome. «Di cui non contestiamo solo la cura con gli psicofarmaci - spiega Roberto Cestari - ma addirittura la diagnosi». Che s'intende con Adhd? «In pratica il disturbo da Deficit d'attenzione e iperattività si indica quando se un bambino è distratto, non segue le direttive e si agita» dichiara l'ideatore del comitato «Perché non accada».
Ma come si diagnostica l'Attention deficit hyperactivity disorder? «Tramite un questionario (arrivato anche in alcune scuole milanesi) di cui bastano sei risposte su nove domande per emettere una diagnosi. - spiega Cestari -. Le domandine sono di questo tipo: muove spesso le mani o i piedi o si agita sulla sedia? È distratto facilmente da stimoli esterni? Spesso chiacchiera troppo? Chiediamo che questi questionari non entrino più nelle scuole italiane per effettuare screening di massa sull'Adhd o altre presunte malattie mentali, a meno che non siano i genitori stessi a richiederli espressamente nel singolo caso».
Esiste una prova che sia una vera malattia biologica? «Questa prova non esiste. - sostiene Cestari -. La malattia dovrebbe consistere in alterazioni anatomo-patologiche specifiche: ci vorrebbero una serie di esami clinico strumentali, genetici, del sangue e delle urine, una risonanza magnetica, una tac che rilevino le alterazioni con sufficiente sensibilità e specificità, cioè che permettano di distinguere i sani dai malati. Se ciò esistesse, l'Adhd diverrebbe una malattia neurologica (non sarebbe nemmeno più di competenza psichiatrica), vi sarebbero test specifici biologici per confermare la diagnosi e nessuno più ricorrerebbe ai test attuali, le cosiddette nove domandine, a fini diagnostici».