Oggi e domani l’Italia vota: referendum al microscopio

La legge numero 40 su cui l’elettore dovrà esprimersi è entrata in vigore l’anno scorso

Alessandro Corneli
C erchiamo di riassumere, nel modo più semplice possibile, i termini dell'oggetto del referendum di oggi e domani.
La legge. La legge sulla procreazione medicalmente assistita è la numero 40, approvata il 19 febbraio 2004. Essa ha regolato le condizioni e i metodi consentiti per accedere alla fecondazione assistita mentre prima, in assenza di una normativa, tutte le decisioni erano rimesse alla deontologia dei medici.
Significato. La fecondazione è assistita quando avviene ricorrendo a tecniche mediche che consentono di avere un bambino senza un rapporto sessuale. In pratica si tratta di impiantare nell'utero della donna i gameti (ovuli e spermatozoi) oppure un embrione dopo la fecondazione in vitro. (L'embrione è lo stadio di sviluppo dell'essere umano tra la fecondazione e il terzo mese di gravidanza.) Lo scontro reale tra i sostenitori del referendum e quelli della legge si incentra sulla concezione dell'embrione, considerato dai primi una risorsa scientifica, dai secondi un essere umano a tutti gli effetti che non deve essere trattato come materiale biologico.
Il referendum. Il 13 gennaio scorso, la Corte costituzionale ha dato il via libera a 4 dei 5 quesiti proposti per l'abrogazione. Il quinto, bocciato, chiedeva la totale abrogazione della legge. Il referendum è stato promosso dai Radicali, dai Democratici di Sinistra, dai Socialisti democratici italiani (Sdi), dai Verdi, dal Partito della Rifondazione comunista, da Italia dei Valori, dal Partito dei Comunisti italiani, e da una parte della Margherita. I promotori del referendum non chiedono l'abrogazione totale della legge ma la modifica di alcune parti di essa riassunta in quattro quesiti. In caso di vittoria del Sì, qualsiasi tipo di coppia potrebbe ricorrere alla fecondazione artificiale. Inoltre si potrebbero produrre più embrioni di quelli necessari alla fecondazione: gli embrioni in eccesso potrebbero essere congelati o utilizzati per la ricerca scientifica o a fini terapeutici in malattie genetiche.
PRIMO QUESITO. La libertà di ricerca scientifica. Alcuni articoli della legge 40 vietano di utilizzare per la ricerca le cellule staminali estratte da embrioni. Per i sostenitori del Sì, vietare la sperimentazione sulle cellule staminali embrionali significherebbe sbarrare la strada al progresso nella lotta contro alcune gravi malattie, condannando l'Italia all'emarginazione scientifica. Per i sostenitori della legge (del No o dell'astensione), la sperimentazione sulle cellule staminali embrionali non è l'unica strada per curare certe malattie. Infatti la ricerca sulle cellule staminali adulte sta dando buoni risultati contro le malattie degenerative. La legge intende così evitare rischi futuri di clonazione umana e di selezione dei figli (figli «su misura»), che tuttavia nemmeno i promotori del referendum vogliono o accettano.
SECONDO QUESITO. Utilizzo di più embrioni. La legge stabilisce che l'embrione è una persona a tutti gli effetti, equiparando i diritti del concepito a quelli degli altri soggetti coinvolti (genitori e medici); limita a 3 la produzione degli embrioni, che devono essere impiantati tutti in un unico intervento; vieta le analisi pre-impianto, ad eccezione degli esami diagnostici e terapeutici volti alla salvaguardia dello stesso embrione; prevede che il consenso informato venga ritirato solo fino al momento della fecondazione dell'ovulo, ossia fino alla creazione degli embrioni. I sostenitori del Sì vogliono abolire i limiti di accesso previsti dalla legge, che consente il ricorso solo a coppie sterili ed eterosessuali. Se vince il Sì sarà inoltre abolito il limite di 3 embrioni e sarà possibile congelarli. Per i sostenitori del Sì questo significa tutelare la salute della donna, aumentando tra l'altro il rischio di parti trigemellari. Per i sostenitori del No, in caso di vittoria del Sì, l'embrione non sarebbe considerato persona e quindi non godrebbe degli stessi diritti di un essere umano completamente sviluppato. Non ci sarebbero limiti alla produzione di embrioni, che potrebbero rimanere inutilizzati o usati per la ricerca scientifica (e distrutti).
Il secondo quesito rappresenta il cuore ideologico della questione perché la legge in vigore conferisce dignità all'essere umano fin dal suo concepimento, ed esclude che sia «una cosa».
TERZO QUESITO. I diritti del concepito. Si lega al quesito precedente. Per la legge in vigore, l'embrione gode degli stessi diritti di una persona già nata. Inoltre, i figli nati con la fecondazione assistita vengono considerati figli legittimi o riconosciuti della coppia.
I sostenitori del Sì affermano che questa norma contraddice il codice civile secondo cui si acquisisce capacità giuridica solo al momento della nascita. L'abrogazione di questo articolo avrebbe come conseguenza immediata l'abolizione di ogni limite nell'accesso alle tecniche di fecondazione assistita e alla sperimentazione scientifica, tranne la clonazione umana.
Per i difensori della legge, occorre difendere i diritti dell'essere più fragile: abolire i diritti dell'embrione significa considerarlo soltanto uno strumento da laboratorio, un «ammasso» di cellule, in altre parole «una cosa», mentre per loro l'embrione è già una vita umana.
La questione sottostante è al centro della bioetica: quando comincia la vita umana? Per gli anti-abrogazionisti, in linea con la dottrina della Chiesa, la vita umana comincia nel momento del concepimento e quindi condurre sperimentazioni sugli embrioni equivale a fare ricerca sull'uomo.
QUARTO QUESITO. Fecondazione eterologa. La legge vieta il ricorso a gameti non appartenenti ai futuri genitori. In questo modo la legge tende a tutelare il diritto del nascituro ad avere la certezza dell'identità di entrambi i genitori.
I sostenitori del Sì chiedono l'abrogazione del divieto di ricorso a donatori esterni, per far sì che anche le coppie sterili possano avere figli.
I sostenitori del No (o dell'astensione) affermano che consentire la fecondazione con gameti eterologhi significherebbe minare la famiglia, facendo assumere allo Stato la responsabilità di far nascere bambini che hanno un solo genitore biologico conosciuto.
Il quorum. La legge prevede che un referendum sia valido quando vi partecipa la metà più uno degli elettori (quorum). Se non si raggiunge il quorum, la proposta abrogazionista decade e resta in vigore la legge. Lo stesso se prevale il No. Si discute se il «dovere di votare» prevalga sul diritto di astensione. Secondo alcuni, ponendo il limite del quorum, il legislatore avrebbe voluto sottolineare l'importanza del processo referendario, sostenendo quindi un «dovere» di votare. Secondo altri, il limite del quorum vale forse soprattutto per i promotori di un referendum, mettendoli in guardia da un coinvolgimento alla leggera dell'intero corpo elettorale attivato da una minoranza: sono infatti sufficienti 500mila firme per mettere in moto il meccanismo referendario. In altre parole, il quorum è una tutela della maggioranza degli elettori nei confronti delle iniziative di una minoranza. E questo sottolinea che la sede per fare le leggi ed eventualmente modificarle è il Parlamento.