Oggi farmacie chiuse per protesta «Il premier fa il gioco delle lobby»

Riforma Bersani, prosegue l’agitazione degli avvocati: siamo trattati alla stregua dei truffatori, così la sinistra ci diffama

Marzia Paolucci

da Roma

No all’aspirina da supermercato e no ad avvocati A.A.A., prestati al patto di quota-lite con il cliente e inseriti in società multiprofessionali. I liberi professionisti del farmaco e le toghe italiane fanno causa comune contro il decreto Bersani. In sciopero oggi i farmacisti di Federfarma che ancor prima della serrata annunciano altre forme di protesta contro il decreto legge della discordia. Sempre che «il governo continui a non ascoltare le ragionevoli proposte avanzate dalle farmacie per un reale ammodernamento del servizio farmaceutico che - ricordano - è il migliore in Europa per capillarità sul territorio ed efficacia».
Guerra dichiarata, quindi, al «decreto che favorisce i grandi gruppi economici e le catene di distribuzione commerciale e che indebolisce l’efficienza del servizio farmaceutico, spianando la strada a una sanità controllata da pochi soggetti che operano con finalità speculative e di mero profitto». L’associazione dei titolari di farmaci, da sempre contraria alla commercializzazione dei farmaci nei supermarket, va giù dura: «Apparentemente si fa l’interesse del cittadino, mentre in realtà si fa il gioco di potenti lobby economiche che vogliono aumentare i consumi di farmaci e far lievitare il business della salute».
E contro lo sciopero, a cui non aderirà l’Assofarm che rappresenta le farmacie comunali, Codacons e Tribunale dei diritti del malato annunciano provvedimenti. Giovedì è fissato un boicottaggio di massa «in nome di un risparmio familiare di 424 milioni di euro l’anno sulla spesa per i farmaci», annuncia l’associazione dei consumatori, che promette anche denunce per interruzione di pubblico servizio. Cittadinanzattiva ha invece creato un ironico controcartello, che recita «Oggi, 19 luglio 2006, non mi sono potuto curare. Grazie per lo sciopero».
Non va meglio per i 180mila avvocati italiani iscritti alla Cassa nazionale forense ancora in sciopero nazionale, almeno fino al 21 luglio. Venerdì ci sarà l’assemblea nazionale, come conferma al Giornale il presidente dell’Ordine di Roma, Alessandro Cassiani: «Peccato che - scherza - abbiamo sbagliato con i numeri. Si prevedono 10mila colleghi, quando nelle sale ce ne entreranno 500 al massimo. Se fosse vero, nemmeno la piazza basterà a contenerli». E nella querelle tra il ministro Bersani e il Consiglio nazionale forense si apre un nuovo capitolo sul divieto di pubblicità informativa, che il titolare del dicastero allo Sviluppo economico, dai microfoni di Radio anch’io, bolla come «desueto». A Bersani risponde Michelina Grillo, presidente dell’Organismo unitario dell’avvocatura italiana: «La smetta di diffamare gli avvocati e accetti il confronto sul merito: molte delle nostre proposte sono condivise da esponenti del suo stesso governo, della maggioranza e persino del suo partito. Quello che non possiamo accettare - precisa - è di essere trattati alla stregua di truffatori, sudditi che non hanno alcun ruolo se non quello di subire le decisioni del principe». E da ieri, la patata bollente passa all’ex presidente del tribunale di Roma, Luigi Scotti, che ha avuto da Mastella il mandato di incontrare gli avvocati. Arrabbiatissimi, senza se e senza ma.