Oggi la fiaccola a Torino Ma gli anarchici sono pronti a spegnerla

Ieri pioggia di vermi sui tedofori che poi cambiano percorso. Sui siti no global si infittisce il tam tam per organizzare la protesta

Massimo Malpica

La febbre «Nolimpica» impazza contro la fiaccola sulle strade che portano a Torino, e accende anche sul web gli antagonisti piemontesi. E a poche ore dall’inaugurazione di Torino 2006 l’auspicio dell’arcivescovo non spegne la tensione. «Mi auguro che nessuno senta tamburi di guerra, e che la pax olimpica sia realizzata nei fatti. I problemi ci sono, ma la soluzione è sempre nel dialogo», ha spiegato Severino Poletto. Ma le contestazioni alla fiamma olimpica sono proseguite anche ieri. A Settimo Torinese i tedofori sono finiti sotto una pioggia di vermi. Ad Avigliana, in val di Susa, uno dei centri della protesta contro l’Alta velocità, erano in 500 (anche stranieri) tra no global, no-tav e anarchici, così fiaccola e corteo hanno dribblato l’ostacolo modificando il percorso.
Immediato il tam tam su Indymedia, dove chi si mobilita contro le olimpiadi invernali si scambia suggerimenti su come continuare a soffiare sulla fiaccola («l’unica che può permettersi di fumare», ironizza Marco, a proposito dell’approvazione del ddl Fini) per boicottarla. La strategia finora è stata quella di «schivare» le provocazioni. Ma, come spiega sul forum «zapajos», una volta in città gli organizzatori di Torino 2006 «in qualche modo il braciere dovranno accenderlo, a meno che lo spostino a c**** come stanno facendo con la fiaccola». Domani, intanto, per il capoluogo sabaudo tedofori anarchici sfileranno con una fiaccola «alternativa» per i luoghi sgomberati da «okkupazioni» per le esigenze logistiche della kermesse sportiva.
D’altra parte anche le contestazioni hanno il loro «programma ufficiale», con base a Palazzo nuovo, sede universitaria delle facoltà umanistiche. C’è un manifesto per le iniziative, «Il rovescio della medaglia», decorato tra l’altro con le mascotte di «Torino 2006» appese con il cappio al collo. Tra gli organizzatori ci sono i centri sociali (Askatasuna, Murazzi e Gabrio), i Cobas, i Cub e gli Rsu, i collettivi universitari, e c’è pure Rifondazione comunista. Il primo «evento», manco a dirlo, è la contestazione alle 14,30 di oggi in piazza Sabotino della fiaccola olimpica, i cui spostamenti sono seguiti con certosina pazienza dai messaggi su Indymedia.
Ma se la «caccia alla fiamma» è la disciplina antiolimpica privilegiata dai contestatori, dal tenore dei messaggi del newswire di Indymedia, emerge più di un dubbio interno al movimento su come sono state pianificate le contromanifestazioni. Soprattutto non va giù a molti che Rifondazione, che in Piemonte appoggia la giunta di Mercedes Bresso che ovviamente è a favore dei Giochi, sia presente tra gli organizzatori del comitato antiolimpico. Su questo tema si accendono polemiche al vetriolo. «Come è possibile? No olimpiadi significa anche no Rifondazione», si lamenta un ragazzo di Torino firmandosi «CheSchifo». Gli risponde «Io»: «Ricorda che puoi far politica perché Rifondazione ti para il culo anche se non lo sai. Questa è la differenza tra voi e loro: Rifondazione vi aiuta senza voler nulla in cambio, nemmeno la riconoscenza. Voi invece fate i duri, soli contro tutti, ma siete quattro minchioni e non avete mai concluso un c****».
E mentre i Giochi si avvicinano e la tensione sale c’è chi, come «Drugo», offre ospitalità sul suo balcone di corso Susa sotto il quale sta per passare la fiaccola a «qualcuno che ha uno striscione per mandare a quel paese la Coca Cola». E a chi lo invita a «ingegnarsi da sé» con bomboletta e lenzuolo replica disarmante: «Ma io non ho attrezzi né lenzuolo». Insomma, la volontà rivoluzionaria c’è. Ma manca, letteralmente, la stoffa.