Oggi fondiamo il pronto soccorso «rosso»

Carissimo Paolo, scusa, ma devo pur dirlo a qualcuno. Sono molto preoccupato per i vari Curzio Maltese, Michele Serra, Giorgio Bocca, Furio Colombo, Antonio Tabucchi e compagnia cantante. Che ne sarà infatti di loro se Berlusconi dovesse rivincere? Dopo essersi scagliati, da veri democratici quali sono, contro «il voto degli ignoranti, dei plebei e dei lestofanti» (così, a suo tempo Franco Battiato commentando la vittoria a Catania del centrodestra), emigreranno in massa o si daranno la morte secondo le antiche regole samurai? Conviene cominciare fin d’ora a pensare a come soccorrere psicologicamente questi poveri signori. Ti invito, autorevole quale sei, a farti promotore di un Comitato di Pronto Soccorso per l’eventuale bisogna.

Ci avevo già pensato, caro Mauro. Devi infatti sapere che impegnarmi «nel civile» è sempre stato il mio sogno e ora, Dios mediante, mi si presenterebbe la ghiotta occasione per procedervi. Accetto dunque senza indugio la tua proposta di costituire una Onlus o una Ong (senza dunque scopo di lucro, siamo dei signori, noi. Ma anche senza obbligo di ricevuta fiscale, che è pur sempre un bell’andare) onde instaurare un «percorso di dialogo» con la società civile destinata, in caso di vittoria del Cavaliere, a piombare nella più nera depressione. E sarebbe niente perché bisogna metterci anche il crollo verticale dell’autostima e i dubbi atroci sull’assunto - Eugenio Scalfari dixit – di una loro diversità antropologica. Su quello dovremo lavorare, caro Mauro. Confortarli sulla perdita dell’autostima, rassicurarli sulla diversità antropologica garantendo loro che è così, che sono davvero dissimili dal resto del genere umano e degli italiani in particolare. Non si può, infatti, considerare non diverso e quindi normale chi si convince che testa quedra sia un leader, un politico, un economista, una persona seria. Chi ne sposa la causa riconoscergli doti di statista e, in un delirio intellettuale, perfino di simpatia.
Dovremo poi far loro coraggio. No, perché se vince il Cavaliere quei poveracci devono ricominciare daccapo. Altri cinque anni a insultarlo, sbertucciarlo, attaccarlo, altri cinque anni di travagliate sullo stalliere, di luttazzate su Apicella, di dandinate sui tacchetti, di maltesate sulla chioma e i cactus e le gaffe e il regime e la stampa di regime... che inferno, per quei poveri diavoli. Prendi Tabucchi, che non è più riuscito a scrivere un libro decente perché impegnato a sgangheratamente dar addosso a Berlusconi. Altri cinque anni di cassa integrazione, altri cinque anni sottratti al suo genio narrativo per produrre articoli di «forte» denuncia destinati alla penultima pagina dell’Unità (e dove altro, se non lì?). Avremo molto ma molto da fare, caro Mauro. Tirar su, cotonare il morale di un Furio Colombo che già confidava di fare le scarpe a Mieli andando a dirigere, sull’onda di piena rossochic, il Corrierone, sarà dura. Ma non ci tireremo indietro. Perbacco, che «impegno nel civile» è un impegno che non implichi fatica e sudore? Prova a chiederlo a Sandra Verusio, che lei sa.
Paolo Granzotto