Oggi funerali «blindati» Il prefetto teme gli ultrà

L’appello della famiglia della vittima: «Vogliamo la pace»

Gabriele Villa

nostro inviato a Besano (Varese)

Il gigante buono è tornato a casa. È una processione incessante nella villetta di via Pirandello a Besano. C'è la gente più vera e più schietta, quella che vuol riabbracciare e salutare per l'ultima volta Claudio e ricordarlo per quello che realmente era: un ragazzone pieno di vita, generoso e altruista. Che è morto nel modo più assurdo solo perché voleva sedare una rissa innescata da due squinternati albanesi. Conclusisi gli adempimenti autoptici, il corpo del ragazzo è stato consegnato ai familiari ieri, poco dopo che il gip Ottavio D'Agostino, aveva convalidato l'arresto di Vladimir Mnela, l'albanese clandestino di 21 anni che sabato notte a Besano ha colpito a morte Claudio Meggiorin davanti al bar Lory, il locale che il giovane varesino gestiva. I funerali verranno celebrati oggi alle 15 nella chiesa parrocchiale di San Giovanni dal vicario episcopale di Varese, il vescovo Luigi Stucchi. In segno di lutto, tutti i negozi resteranno chiusi dalle 12 di stamattina fino a venerdì. E, considerato che nell’aria c’è ancora palpabile tensione, il prefetto di Varese, Alfonso Pironti, ha deciso che i funerali saranno presidiati dalle forze dell'ordine per evitare gesti che potrebbero degenerare. Massima attenzione verrà posta in tutta la zona anche dopo i funerali, visto che la Lega, che lunedì aveva organizzato il corteo al quale poi si sono mescolati gli skinheads che hanno aggredito un albanese, ha indetto una nuova manifestazione. È stata un'altra giornata di strazio quella di ieri a Besano, in casa Meggiorin. Alessandra, la sorella di Claudio che martedì, facendosi trascinare da una comprensibile reazione emotiva si era lasciata andare ad un'improbabile minaccia nei confronti del killer del fratello ieri, affranta e rammaricata per l'enfasi con cui le sue parole sono state riportate dai giornali si è detta «amareggiata». «Stiamo piangendo una persona cara e generosa cui tutti noi eravamo legatissimi. Come si può pensare - ha precisato Alessandra - che qualcuno di noi abbia in mente di farsi giustizia da solo? Io non sarei capace di torcere un capello a nessuno. Ho esagerato con le parole. Ma era evidente il mio stato d’animo. Non si può scambiare uno sfogo per una minaccia. Mentre dal canto suo il padre di Claudio, Giampaolo, affiancato dalla moglie Elisa, ha lanciato un appello accorato agli amici del figlio perché «uniti nel ricordo, consentano di dare un addio sereno ad una persona cui volevano tutti bene. Ogni altro tipo di comportamento - ha detto - infangherebbe la memoria di Claudio». L'allusione di Giampaolo Meggiorin si riferisce evidentemente agli episodi di intolleranza e agli incidenti innescati a Varese da un gruppo di ultrà l'indomani della morte di Claudio. «Voglio la pace, non la guerra, vi supplico non fate sciocchezze», ha ripetuto tra le lacrime Elisa Meggiorin.