Oggi in Italia le salme dei caduti a Nassirya

La camera ardente aperta forse già domani al Celio. Funerali solenni martedì a Roma

Marcello Foa

I vertici militari a Nassirya e oggi il ritorno in patria delle salme del capitano dei paracadutisti Nicola Ciardelli e dei marescalli Carlo De Trizio e Franco Lattanzio, uccisi giovedì nell’attentato. Anche quella di ieri è stata una giornata di grande commozione, caratterizzata dalla visita nella nostra base militare in Irak del capo di Stato maggiore della Difesa, ammiraglio Giampaolo Di Paola assieme al comandante generale dell'Arma, Luciano Gottardo, dal Capo di stato maggiore dell'esercito, Filiberto Cecchi e del capo del Coi, il Comando operativo di vertice interforze, Fabrizio Castagnetti. «Il nostro è un omaggio doveroso ai caduti», ha dichiarato Di Paola «per far sentire ai nostri soldati impegnati in questa difficile missione di pace la partecipazione e la solidarietà di tutte le forze armate». E proprio in segno di rispetto per le vittime e di affetto per i loro familiari, le Forze Armate hanno deciso di annullare le celebrazioni per il 145esimo anniversario della fondazione dell’esercito del 4 maggio, che erano previste all’ippodromo di Tor di Quinto.
Arrivati a Camp Mittica alle 7 del mattino, i vertici militari hanno partecipato alla cerimonia, celebrata dal cappellano della Brigata Sassari, padre Mariano, con cui i gli uomini del contingente italiano, guidato dal generale Natalino Madeddu, hanno dato dato l' ultimo saluto ai loro compagni morti, in un clima di grande commozione. Davanti all'altare i tre feretri avvolti nel tricolore. Significativa la presenza del comandante della terza brigata irachena e di quello delle forze di sicurezza di Nassirya.
Nel pomeriggio Di Paola, Gottardo e Cecchi sono rientrati in Italia, mentre Castagnetti è rimasto a Nassirya: sarà lui ad accompagnare i tre feretri a bordo di un C-130 dell’Aeronautica Militare, che atterrerà a Roma alle 16.00. Ad attenderli, oltre ai familiari delle vittime, ci saranno le più alte cariche dello Stato e del governo. Le salme verranno quindi trasferite all'istituto di medicina legale, a disposizione della magistratura.
Dopo l’autopsia e il nulla osta dei pm verrà aperta la camera ardente, forse a partire da domenica mattina (fino alle 20), nella cappella del policlinico militare del Celio. La camera ardente resterà aperta anche lunedì, dalle 9 alle 20. Qualche ora di raccoglimento, poi martedì a Roma, i funerali, che si svolgeranno nella Chiesa Santa Maria degli Angeli in Piazza della Repubblica.
Di certo il maresciallo dei Carabinieri Enrico Frassinito, l’unico sopravvissuto dell’attentato, non potrà assistere alle esequie. Le sue condizioni restano gravi, ma in leggero miglioramento, come hanno potuto constatare Di Paola, Gottardo e Cecchi, che, prima di tornare in Italia, si sono fermati a Kuwait City, dove Frassinito è ricoverato all’ospedale americano. «I segnali sono incoraggianti», ha dichiarato il comandante generale dell’Arma. Il militare ha ustioni sul 40% del corpo ed è seguito da un’équipe di medici specializzati e da un maggiore medico dell'esercito italiano, che è in contatto con il professor Dino Barisoni, direttore del Centro Ustioni dell’Ospedale Civile Maggiore di Borgo Trento. Ci vorrà almeno una settimana per formulare una previsione sui tempi di rientro del maresciallo. «Abbiamo un letto sempre pronto per lui», ha dichiarato Barisoni, che si è detto pronto a recarsi in Kuwait, dove oggi è previsto l’arrivo del fratello Giuseppe e dell’ex moglie del militare
Intanto la procura di Roma che indaga sulla strage di Nassirya ha deciso l’invio in Irak dei carabinieri del Ros per i rilievi e la valutazione dei reperti. Il pm Franco Ionta ha affidato l’autopsia ai medici legali della Sapienza Paolo Arbarello e Giancarlo Umani Ronchi. L'accertamento servirà a stabilire, tra l'altro, se i tre militari italiani siano morti per l'esplosione o per l'incendio. Agli investigatori la procura ha chiesto, invece, di disegnare una planimetria da allegare agli atti e di esaminare il blindato su cui viaggiavano i carabinieri per capire se l'esplosivo sia lo stesso utilizzato negli altri attentati ai danni dei nostri connazionali.