Oggi Napolitano sale al Quirinale: sarò presidente di tutti gli italiani

Alle 11 l’addio di Ciampi che lascia con tre giorni d’anticipo. Alle 17 il giuramento alle Camere, salutato dalle campane e da salve di cannone

Massimiliano Scafi

da Roma

Parlerà, raccontano, per una mezz’ora. Pronuncerà un discorso di taglio istituzionale. Dirà che per sette anni sarà il presidente di «tutti» gli italiani. Lancerà un appello al dialogo. Spiegherà che, continuando il lavoro di Carlo Azeglio Ciampi, si darà da fare per tenere unito il Paese. S’impegnerà a seguire sempre la Costituzione sulla quale giurerà. E sosterrà che, al primo posto dell’agenda, c’è «il bene pubblico». Due parole che Giorgio Napolitano ama ripetere e che compaiono anche nel messaggio di cordoglio spedito alla famiglia di Umberto Colombo, «un amico che ha adempiuto con rigore ad alti incarichi al servizio del bene pubblico».
È l’ora del Principe Rosso. Alla vigilia, gli ultimi ritocchi al discorso, l’ultima passeggiata a Villa Borghese da semplice senatore a vita, gli ultimi dettagli al calendario delle consultazioni. C’è qualche novità. Napolitano riceverà Unione e Cdl raggruppate per coalizioni, vedrà presidenti delle Camere e ex capi dello Stato, ascolterà singolarmente Prodi e Berlusconi: il tutto martedì, poi mercoledì l’incarico al Professore. Sessant’anni dopo la nascita della Repubblica, il fattore K va dunque in archivio e un ex comunista sale al Quirinale. A Montecitorio suoneranno la campana della torre dell’orologio e al Gianicolo gli obici della brigata corazzata Pinerolo spareranno ventuno cannonate. E poi i riti, i discorsi, la corona di fiori da deporre davanti al Milite Ignoto, la Flaminia scoperta, il piccolo grande viaggio dalla Camera al Quirinale accompagnato da Silvio Berlusconi e Gaetano Gifuni, i cavalli, i corazzieri, lo scambio di consegne con Ciampi.
Per favorire il passaggio, il capo dello Stato uscente si dimetterà verso le undici, con tre giorni di anticipo rispetto alla scadenza ufficiale del mandato. Poco prima delle 17, il segretario generale della Camera Ugo Zampetti si presenterà in vicolo dei Serpenti, a casa Napolitano. Scortato dai carabinieri in motocicletta, il presidente eletto arriverà a Montecitorio, dove sarà annunciato dalla campana di bronzo con lo stemma pontificio e la scritta in latino, «diligite justitiam qui iudicatis in terram», che ricorda che il capo dello Stato è pure il primo magistrato d’Italia.
Onori militari nell’atrio, poi l’ingresso nell’aula dove lo aspetteranno deputati e senatori convocati in seduta comune. Nele tribune, i grandi elettori delegati dalle Regioni e il corpo diplomatico. Alle cinque della sera Giorgio Napolitano leggerà la formula di rito: «Giuro di essere fedele alla Repubblica e di osservarne lealmente la Costituzione». In quel momento le campane torneranno a suonare e i cannoni del Gianicolo inizieranno a sparare. Al termine del messaggio alla nazione, il capo dello Stato uscirà dall’aula e tornerà all’ingresso, dove troverà Berlusconi e Gifuni. Premier e segretario generale saliranno con lui sulla Flaminia 335 decapottabile a sette posti, un’auto che esce dal garage solo in due occasioni, per la festa del 2 giugno e l’insediamento dei presidenti. Verso le 18.15 il corteo arriverà all’Altare della Patria. Dopo l’omaggio al Milite Ignoto, Napolitano verrà preso in consegna dai corazzieri a cavallo che, lungo via IV Novembre e via XXIV Maggio, lo accompagneranno al Quirinale.
Gli onori militari, l’inno nazionale, l’incontro con Ciampi, in attesa davanti alla Vetrata. I due presidenti saliranno insieme nel Salone dei Corazzieri per la cerimonia con le alte cariche dello Stato. Ciampi pronuncerà un breve discorso di benvenuto e ascolterà la risposta di Napolitano. Poi, mentre tutti gli altri raggiungeranno il Salone delle Feste per un brindisi, scenderà nel cortile d’onore per un’ultima rassegna alle truppe schierate, il capo dello Stato uscente prenderà lo stendardo presidenziale che gli consegneranno e, dopo sette anni, salirà in macchina e ne andrà a casa.