Oggi nasce il Pdl: una forza che vale il 43%

Iniziano i lavori del congresso per la nascita del Pdl. Berlusconi: "Snellire le Camere". Schifani: "Parlamento più lento del Paese". Sondaggio sul partito unico: sale al 43% e doppia il Pd. Anteprima/E oggi le accuse al Pd

Acerra (Napoli) - Si fa largo con un piattino in mano, ma non chiede nulla. Anzi, offre mini babà zuppi di rum. «Su, ragazzi, prendetene uno». C’è chi si astiene, chi fa il bis. Sorride, ha voglia di scherzare. È ora di pranzo, e sotto il gazebo che ospita il buffet post-cerimonia, Silvio Berlusconi rivendica l’avvio del termovalorizzatore che incombe lì di fianco. Ma, come spesso accade quando è in vena di parlare con i cronisti, il discorso presto s’allarga.

Così il premier passa dal piano casa («preferirei fare il decreto, perché è immediato e la gente se lo aspetta, ma non voglio andare contro le Regioni») alla crisi in chiave cassintegrati («io non starei lì a non far niente, ma cercherei di trovarmi un’altra possibilità»). Poi rilancia l’ormai nota battuta sul presidente americano, che, fa notare qualcuno, a volte sembra muoversi sulla sua stessa linea, o viceversa. «Io come Obama? No, lui è abbronzato...». Già, abbronzato. D’altronde, fa notare, indicandosi il viso, «io sono più pallido, anche perché è tanto che non vado a prendere il sole». E lui, aggiunge a denti larghi, «è più bello, giovane e alto».

Trascorrono un paio di minuti, si parla di Pdl. Anzi, di Gianfranco Fini, con cui s’incontrerà poche ore dopo alla Camera. «Vado a ringraziarlo per il suo intervento al congresso di An - riferisce - ma non abbiamo nessun tema in particolare da trattare». E poi, rincara, «abbiamo praticamente risolto tutto anche sullo Statuto, in cui non sarà previsto nulla di non approvabile».

Insomma, sembra andare tutto liscio. Ma arriva l’intoppo. E dopo aver rivendicato l’azione del governo, incentrata sul necessario «rinnovamento», il Cavaliere torna sulla querelle legata al nuovo sistema di voto introdotto a Montecitorio. «Ci sono troppe procedure e dobbiamo ammodernare lo Stato, perché siamo indietro», premette Berlusconi, che considera della partita anche il Parlamento. «Adesso sei lì con due dita ad approvare tutto il giorno emendamenti che non conosci, di cui non si sa nulla», sottolinea il presidente del Consiglio, che ricorda: «Quando ho fatto il paradosso del capogruppo che vota per tutti era per dire che gli altri sono veramente lì non per partecipare ma per fare numero».

Sarà stato solo un paradosso, ma a stretto giro arriva la replica di Fini: «La democrazia parlamentare ha procedure e regole precise che devono essere rispettate da tutti, in primis dal capo del governo». Detto questo, «si possono cambiare», ma di certo «non irridere». E poi, se si delegittimano le istituzioni, sostenendo che i parlamentari «sono lì solo a fare numero, si alimenta il qualunquismo e il senso di sfiducia, di cui credo nessuno senta il bisogno».

Il nuovo botta e risposta a distanza è servito. E stavolta è il Cavaliere, rientrato nel frattempo nella capitale, a rispondere con una nota: «Cado dalle nuvole. Non riesco a capire in quale modo possano essere stati stravolti i miei ragionamenti sulla necessità, da tutti condivisa, di riformare i regolamenti parlamentari». Il premier si dichiara quindi sorpreso, anche perché «sanno tutti che la mia posizione non è mai cambiata». Cioè, «gli emendamenti dovrebbero essere discussi e approvati in Commissione, mentre nell’Aula si dovrebbero effettuare la discussione e il voto finale su ogni legge, come accade in altri Paesi».

La questione, è ovvio, derubrica il Congresso costituente del Pdl, che prende il via oggi pomeriggio. E finisce al primo punto in agenda, nell’ora di vis a vis, allargato a Gianni Letta e Ignazio La Russa. «Sono stato travisato», puntualizza l’inquilino di Palazzo Chigi. «Sono bastati cinque minuti per il chiarimento, in un clima di totale cordialità - riferisce il reggente di An - su questo malinteso. Berlusconi ha spiegato che non intendeva certo offendere i deputati, né mancare di rispetto al Parlamento. E Fini ha preso atto di queste parole».

La breve tappa campana, in ogni caso, serve al premier per fare il punto anche sulle alleanze con i centristi. E se al mattino, intervenendo a Panorama del giorno, ribadisce a Maurizio Belpietro, con una telefonata dall’Hotel Vesuvio di Napoli, che nei confronti dell’Udc «le porte del Pdl sono spalancate», ad Acerra inquadra il tiro. «Intendevo un’eventuale alleanza solo per le amministrative». Certo, in un quadro più ampio «noi insistiamo ancora», ma «Casini ha scelto la strada di essere il primo in un piccolo villaggio, non il secondo a Roma». Infine, in chiave Europee, Berlusconi anticipa: «Vogliamo tanti giovani». E a Strasburgo «cercheremo di portare il 50% dei candidati e almeno il 50% di donne. Sono d’accordo tutti: basta con le nomenclature».