Oggi nel Duomo di Parma alle 15 l’ultimo saluto al bimbo. L’avvocato difensore del muratore: «In carcere rischia la vita. Verrà presto trasferito» Onofri: «Ci sto pensando io al figlio di Alessi» Lo sfogo del padre di Tommy: «Non è un padre di fa

«Barbera? Tuttora non sono convinto che sia coinvolto nel rapimento, quantomeno in modo diretto»

Andrea Acquarone

nostro inviato a Parma

«Fa più rumore un albero abbattuto di una foresta che cresce...». Comincia così l'ultimo addio, il saluto disperato a Tommy, quello che i suoi genitori hanno fatto stampare sui ciclostilati che domani verranno distribuiti prima dell'arrivo della piccola bara bianca.
Paolo Onofri e Paola Pellinghelli, padre e madre di questo bimbo di 17 mesi trucidato senza perché, senza una spiegazione almeno capace di dare un senso a tanto orrore, piangono nella casa dei cognati a Martorano. L'ex direttore delle Poste, forse per la prima volta, davanti alle telecamere si lascia andare, parlando con la voce strozzata dalle lacrime: «Mario Alessi (uno dei tre arrestati, ndr) non era un padre di famiglia. Era una bestia che metteva al mondo dei figli. Non ha pensato neanche al suo, di figlio. Un bambino di 6 anni, cardiopatico: che futuro ha? Non ci ha pensato a questo? Ci sto pensando io, come penso a quelli che mi sono rimasti».
Sembrerebbe quasi un messaggio, l'ennesimo in questa tragedia ancora tinta di giallo.
È un uomo solo, sempre più solo, il padre di Tommaso. Sfatto dalla stanchezza, dal dolore, ma anche da troppi dubbi che continuano a concentrarsi su di lui. Parla e poi smentisce. In un'intervista rilasciata a Panorama Onofri ha appena finito di raccontare l'ennesima pista che dovrebbe fare giustizia. Porterebbe a «una persona conosciuta nel suo lavoro alle Poste durante il suo impegno sindacale». Una persona alla quale «ho pestato i calli» e alla quale «ho fatto molto male. Potrebbe essere lui il mandante». Il papà di Tommaso incalza: «All'appello mancano due persone, un uomo e una donna. Sono loro che hanno organizzato questa tremenda vendetta contro di me: Mario Alessi e Salvatore Raimondi sono solo gli esecutori materiali. Il nome della mente l'ho già indicato ai magistrati e loro mi hanno chiesto di scrivere un memoriale sui nostri rapporti».
Peccato che Lucia Musti, la pm della Dda, ma anche la donna che è giudice ma anche moglie e madre, si veda costretta a smentirlo. «A noi il signor Onofri ha elencato una serie di possibili sospetti. Oltre una decina di nomi. Ma nessuno indicato come mandante del sequestro. Abbiamo verificato e controllato ogni pista». E Onofri attenua i toni e smentisce la pista sindacale. Lo fa parlando al Tgr Emilia Romagna. Conosce chi ha organizzato il sequestro di suo figlio? «Assolutamente no», la risposta. «È mio fermo convincimento - come ho sempre sostenuto - che la cosa non finisca qui. Però non ho altri sospetti». Aggiungendo poi che il sindacalista in questione «non c'entra assolutamente nulla. Il mio era un discorso più generale a proposito di persone con cui non ero in buoni rapporti». Infine ammette: «Però per me non era responsabile neanche Alessi». E a proposito di Pasquale Barbera, indagato per favoreggiamento: «Tuttora non sono convinto del suo coinvolgimento, quantomeno diretto».
La situazione in carcere per Alessi è pessima, dice Laura Ferraboschi, il suo difensore: «Non è un luogo sicuro per lui. Ci sono esigenze di vario tipo per le quali verrà trasferito al più presto, al momento non posso dire dove. Comunque rischia anche la vita».
Franca Uggeri, legale di Salvatore Raimondi, il complice che per primo confessò stroncando la speranza, annuncia l'intenzione di chiedere per il suo assistito gli arresti domiciliari. Da trascorrere nella casa della madre a Parma. «L'ho incontrato per un paio d'ore, in cella. È calmo, conferma la sua versione, non è stato lui a uccidere Tommy. Ha ripetuto esattamente quello che ha detto agli inquirenti fin da subito. Non si è mai contraddetto, nemmeno davanti al Gip, e tempi e modi del suo racconto sono stati riscontrati». Secondo la Uggeri, la piantina con le indicazioni dell'ipotetico luogo della prigionia del bimbo e del luogo ipotizzato dai rapitori per lo scambio del riscatto, trovata in casa di Raimondi, proverebbe che il ragazzo non ha elaborato il piano: «Non prendi appunti e indicazioni sui luoghi dove devi andare se li conosci già».
Continua a tremare, ma da uomo libero, Pasquale Barbera, il capomastro amico degli Onofri ma anche dei rapitori. I suoi alibi, per la sera del rapimento, si sono rivelati falsi. Vorrebbe partecipare ai funerali del bimbo. Gli hanno spiegato che sarà meglio lasciar perdere. Meglio un semplice telegramma di condoglianze.