OGGI NESSUNO INVITEREBBE PASOLINI

I palinsesti televisivi hanno reso doverosamente omaggio, in questi ultimi giorni, al trentennale della morte di Pier Paolo Pasolini. Tra gli altri se ne è occupata una puntata de La storia siamo noi di Giovanni Minoli e una di Otto e mezzo nella quale Giuliano Ferrara, conversando con Adriano Sofri, ha affermato che viene naturale chiedersi cosa direbbe oggi Pasolini della realtà che stiamo vivendo, cosa penserebbe dell’attuale società, come giudicherebbe la televisione. È vero: chi sente la mancanza di Pasolini è portato a farsi tentare da questa sorta di gioco, a maggior ragione nelle occasioni commemorative. Tale curiosità, peraltro, se ne porta dietro un’altra consequenziale cui non si fa molto cenno: Pasolini dove le direbbe, oggi, tutte queste cose? E tanto per rimanere al campo televisivo dispensatore della necessaria visibilità, quali trasmissioni lo ospiterebbero e in quali la sua urticante critica sociale sarebbe bene accetta? È giusto per proseguire ancora in questo ulteriore gioco delle ipotesi, dove gli sarebbe piaciuto parlare? Proviamo a immaginarlo mentre parla di televisione e magari del fenomeno dei reality show a Porta a porta, zittito in prevedibile e rapida sequenza prima da Simona Ventura e poi da Paola Perego, che gli darebbero come minimo dello snob, uno che si permette di andare contro milioni di spettatori. No, meglio non pensare a questa malinconica eventualità e provare a immaginarlo alle prese con altri scenari, tipo le trasmissioni «evento» ad altissimo impatto mediatico. Già, ma verrebbe invitato Pasolini, ad esempio, a Rockpolitik? C’è da giurare che la sua indole iconoclasta non risparmierebbe tanto facilmente certe velleità predicatorie di Celentano. Nulla di più facile che nel bel mezzo del programma gli domandasse a bruciapelo: scusi, Celentano, ma prima di rimpiangere ogni tre secondi la vita ottocentesca e farci la morale bucolica, perché non si rende conto che là dove c'era l'erba oggi c’è innanzitutto la sua villa? Rischiosissimo, invitare Pasolini. Anche perché potrebbe rivolgersi pure a Benigni e così, tanto per non fargliela passare sempre liscia, magari gli scapperebbe un’uscita imprevista, satiricamente provocatoria, giusto per vedere l'effetto che fa: scusi, caro Benigni, ma lei è proprio sicuro che Voltaire, oggi, darebbe la vita per Santoro? Se lo immagina un Voltaire che dà la vita per i personaggi televisivi? Sono cose che uno poteva pensare e dire prima che fosse inventata e vista la tv, ma non certo dopo! Non ci vuole troppa fantasia per capire che Pasolini, in qualunque contesto lo mettessero, oggi sarebbe così scomodo per tutti da poter essere tollerato, forse, solo al Processo di Biscardi a parlare della propria passione calcistica.