Oggi parlo solo di Genoa e abbraccio chi mi critica

Piero Sessarego

Oggi scrivo solo di Genoa, e non perché mi ha tacciato di sampdorianite il lettore Giacomo Puppo. Scrivo solo di Genoa, cosiccome nelle ultime settimane ho scritto principalmente di Sampdoria, per il semplice motivo che lo esige il momento.
Punto primo. Una volta di più ha ragione il mio amico e collega Giulio Vignolo: se non si complica la vita, il Genoa non è contento; e se non soffre, il genoano non si diverte.
Punto secondo. Pensavo a settembre che con quell'organico lì, pur se un po' troppo avanti negli anni, il Genoa sarebbe arrivato all'ultima giornata di campionato con 5 punti di vantaggio sul secondo e 10 sul terzo.
Invece, guardate lì: nel calcio non si finisce mai di imparare.
Punto terzo. Purtroppo la squadra denunciò ben presto rimarchevoli lacune, tuttavia mascherate da un potenziale offensivo extra strong. Da lì, l'eccesso di fatica prodotto per tutto il girone d'andata, dovendo Milito e dintorni rovesciare troppe volte alla lunga risultati pregiudicati in partenza - o nel finale! - dalle carenze della difesa, perdippiù mal protetta dal centrocampo.
Un eccesso di fatica che, sommato all'età globalmente avanzata del complesso, è stato crudelmente pagato nel girone di ritorno.
Punto quarto. Qualcosa (molto?) si è rotto fra Cosmi (che fortissimamente voleva Liverani) e Preziosi dopo i «rinforzi» (?) di gennaio: via Makinwa, Cozza, Nocerino e Della Morte, che Cosmi faceva giocare poco o niente; dentro Sartor, Carparelli e Italiano, che Cosmi ha fatto giocare quasi mai (...)
SEGUE A PAGINA 46