Oggi in prefettura vertice su via Quaranta

Il direttore scolastico regionale: «Pronti ad accogliere i 500 alunni». I genitori non sono d’accordo. La Provincia: «No al centro per stranieri, sarebbe un passo indietro»

Andrea Fontana

Mentre cinquecentomila ragazzi di Milano riprenderanno la via dei banchi scolastici, in prefettura si terrà l’incontro decisivo per le sorti dell’istituto Fajr, la scuola egiziana di via Quaranta. Da una parte il prefetto Bruno Ferrante e il Direttore Scolastico Regionale Mario Dutto, dall’altra il responsabile della Fajr, Aly Sharif.
Obbiettivo: trovare la formula che consenta ai 500 studenti dell’istituto di tornare in aula. Nella legalità e nel rispetto delle forme scolastiche previste, diranno i vertici cittadini. Rispettando lo status di scuola di cultura straniera, risponderanno i responsabili della Fajr. Il punto di convergenza non sarà comunque facile da trovare, ma «il fatto stesso che ci si incontri - commenta l’assessore all’Istruzione Bruno Simini - è la dimostrazione che c’è l’interesse da parte di tutti a trovare una soluzione: aspettiamo l’esito con fiducia». Ferrante e Dutto sponsorizzeranno la via più comune all’istruzione: l’integrazione nella scuola pubblica. «Dirò al prefetto che la scuola statale è pronta a farsi carico degli alunni di quella scuola. Una soluzione che si può raggiungere se c’è la buona volontà da parte di tutti» anticipa il Direttore Scolastico Regionale. Una strada già ipotizzata lo scorso giugno per bambini egiziani delle elementari e delle medie che avrebbero dovuto inserirsi nell’istituto comprensivo di via Heime.
Ma proprio la soluzione della scuola pubblica è decisamente da escludere per le famiglie interessate: concetto ribadito nell’assemblea di ieri mattina in via Quaranta. «La scuola italiana non insegna né l’arabo né il Corano. Quando tonerò al mio Paese i miei figli devono conoscere queste cose» sottolinea Heil Hamim, madre di due bambine alla Fajr. Idea condivisa da molti genitori, prima e dopo il faccia a faccia con il preside Aly Sharif, da cui è uscita una richiesta firmata da tutti da presentare al prefetto Ferrante: «La richiesta è per una scuola egiziana e italiana insieme, che faccia studiare la lingua araba e il Corano» sintetizza Amhed Ibrahim, elegante quarantenne con una figlia in via Quaranta. In sostanza, una scuola per stranieri.
«Una richiesta di questo tipo è già stata fatta in primavera - precisa l’assessore Simini - ed è stata respinta dalla Direzione Scolastica Regionale, per una serie di carenze tra cui quella dell’inadeguatezza degli spazi». Il presidente della Provincia Penati boccia nettamente l’ipotesi scuola straniera e invoca «un gesto di discontinuità da parte dei responsabili di via Quaranta perché ammettano che quella esperienza è superata e ci deve essere un modello che favorisca l’integrazione». Linea già ipotizzata dall’assessore provinciale Giansandro Barzaghi nei giorni scorsi che, pur tenendo aperta la via della scuola paritaria, aveva aggiunto: «Quando dico paritaria non può essere una scuola per stranieri perché sarebbe un passo indietro».
Ipotesi, sperimentazioni, soluzioni che comunque spetteranno in prima persona alla Direzione Scolastica Regionale e solo di riflesso alle istituzioni cittadine. «Gli attori protagonisti sono le famiglie, con le loro scelte, e la Direzione Scolastica chiamata a valutare la conformità di queste scelte con le nostre leggi - spiega Simini -. Il Comune è pronto a collaborare con qualsiasi proposta abbia il sigillo del Ministero».