OGGI PRESENTATA LA MONOGRAFIA DELL’ARTISTA ALLA MEDIATECA DEGLI ATELLANI

Un libro sull’artista dei pupazzi colorati diventati simbolo degli «estranei»

Adotta l'alieno! Aldo Lanzini, eclettico artista nato a Sondrio nel 1968, studi all’Accademia di Brera e successivamente specializzato in multimedialità con un Master alla Rijsakademie di Amsterdam ora, ora attivo a Milano ma con un passato molto underground nell'East Village, presenta domani alla Mediateca degli Atellani (via della Moscova 28, ore 19, ingresso libero) la sua prima monografia d'artista e per l'occasione mette in mostra alcuni dei suoi Illegal Aliens che potranno essere “adottati” dal pubblico in sala.
Giocando sui termini (alien in inglese significa «estraneo» ma illegal aliens sono anche gli stranieri irregolari), Lanzini da dieci anni riflette attraverso le sue fantasiose creazioni sul tema della diversità. Questi pupazzi dai mille colori, con tanto di occhietti in feltro e sguardo sornione, hanno fatto breccia nel cuore di molti: sono state recensite su numerose riviste internazionali di arte e costume (da Cosmopolitan a Flash Art, da Vogue a Time Out New York) e Yoko Ono è stata una della prime a voler “adottare” una delle creature di Lanzini e anche la cantante islandese Björk l'ha seguita.
Classe 1968, un passato all'istituto Beato Angelico per l'arredo e il decoro della chiesa che a lui, oggi ateo, ha fatto amare San Francesco, Aldo Lanzini non va etichettato come provocatore. La sua arte, che ha trovato spazio in diverse mostre negli Stati Uniti e, qui a Milano, nei locali dello show room di una come Vivienne Westwood, è intrisa di citazioni filosofiche e letterarie. Marguerite Duras, Carmelo Bene, Nietzsche e poi la psicoanalisi, gli studi sui media, la pop art (e le icone come Hello Kitty) ritornano in forma ricorrente nelle sue creazioni. L’editore Johan&Levi si è preso la briga di raccogliere in un elegante volume (Aldo Lanzini, a cura di Alessandra Galasso, con un racconto inedito di Tatiana Carelli, pagg. 130, euro 30) la variegata produzione dell'artista che spazia dagli alieni realizzati a mano in panno, simboli dell'uomo contemporaneo alla ricerca di se stesso in un universo sempre più estraneo, ai lavori multicolori con l'uncinetto, dalle poesie visive ai suggestivi disegni eseguiti rigorosamente a penna.
Il fil rouge della produzione di Aldo Lanzini è il processo quasi automatico sotteso ai lavori: i pupazzi di feltro, le composizioni all'uncinetto (riscoperto come innovativa tecnica di rappresentazione) così come i disegni con la biro vivono in corso d'opera, non nascono da uno studio o da un prototipo. «La padronanza della tecnica mi permette di pensare ad altro, di non concentrarmi su di essa, di lasciarla fare», commenta Lanzini nell'intervista concessa ad Alessandra Galasso che introduce il volume. È questo, secondo l'artista, il solo modo per esprimere la propria creatività evitando di essere alieni, ovvero stranieri, a se stessi.