Oggi primo voto sulla riforma Onu che divide Italia e Germania

da New York

Nonostante una campagna incessante e una mobilitazione a livello politico che prosegue da mesi sono solo 27 e non 80, come preannunciato, i paesi che hanno copresentato la risoluzione del G4 (Germania, Giappone, India e Brasile) che punta, nell’ambito della riforma dell'Onu, ad un allargamento ad altri sei membri permanenti del Consiglio di sicurezza. Va osservato inoltre che il ridotto numero degli sponsor del G4 è concentrato prevalentemente in Europa e fra le piccole isole caraibiche.
Lo ha riferito il portavoce della Farnesina, Pasquale Terracciano, nel consueto briefing settimanale alla stampa che ieri è stato anche l'occasione per un aggiornamento sulla «battaglia» in corso al Palazzo di Vetro che vede l'Italia in prima linea alla testa del movimento «Uniting for Consensus» che punta ad un aumento dei soli membri non permanenti del Consiglio.
Proprio ieri a New York è iniziata una discussione preliminare nel corso della quale il G4 potrebbe decidere di chiedere una votazione sulla risoluzione (presentata il 6 luglio scorso) entro la settimana o al massimo entro il mese di luglio.
Visto però lo scarso appoggio di cui gode rispetto alle aspettative della vigilia - questa è la valutazione che si fa in Farnesina - il G4 potrebbe soprassedere sulla richiesta di passare ai voti. Per spuntarla, infatti, il G4 ha bisogno di una maggioranza dei due terzi dei 191 stati che fanno parte delle Nazioni Unite. Germania, Giappone, India e Brasile sono poi consapevoli che tra i paesi nettamente contrari alla loro proposta ci sono due membri permanenti del calibro di Stati Uniti e Cina. Nonostante ciò l’India non nasconde un «moderato ottimismo».