Oggi Scamarcio è come l’oro: esce dopo quattro anni la commedia scartata da tutti

Dal 24 agosto nelle sale "Prova a volare". La pellicola con il bel Riccardo fu girata nel 2003 col titolo "Il motore del mondo", ma non fu mai distribuita. E il divo ha rifiutato di riconoscerla

Roma - Un po' come Anna Galiena, che faceva partire la sua filmografia da Il marito della parrucchiera, dimenticando titoli come Puro cashmere e I carabbinieri. Esce il 24 agosto, in centocinquanta copie, Prova a volare, protagonista Riccardo Scamarcio. Ma lui se ne vergogna un po', infatti sul suo sito, alla voce «lavori», il film non risulta. Ci sono Ora o mai più (2002) di Lucio Pellegrini e L'odore del sangue (2003) di Mario Martone, dove pure compare in parti di secondo piano, c'è ovviamente Go Go Tales di Abel Ferrara, dove recita per un minuto, ma Prova a volare no. Eppure non ci sarebbe nulla di cui pentirsi. Scamarcio lo girò nell'estate nel 2003, poco prima di mutarsi nel carismatico Step di 3 metri sopra il cielo. Il film, che allora si chiamava Il motore del mondo, segnò l'esordio alla regia di un giovane cineasta senigalliese, Lorenzo Cicconi Massi, piuttosto noto nell'ambiente della fotografia artistica (è finito anche sulla copertina del Venerdì, tra i cinque vincitori italiano del prestigioso World Press Photo).

Benché generosamente finanziata con un fondo di garanzia ministeriale di due milioni e duecentomila euro, la commedia sentimentale restò impantanata in una serie di guai (produceva Giuseppe Perugia), mai trovando l'uscita. Adesso, in tempi di «scamarcite» acuta, l'Istituto Luce la recupera dalla Bnl e la lancia nelle sale, sperando, comprensibilmente, di attrarre il pubblico delle ragazzine adoranti. Niente di male. Sarà un modo per riscoprire lo Scamarcio delle origini, meno tenebroso, maledetto e sexy di oggi. Anche perché in quel 2003 l'attore pugliese aveva appena compiuto ventiquattro anni.

Nel film, dove appare accanto ad Alessandra Mastronardi (ora star dei Cesaroni tv), Antonio Catania ed Ennio Fantastichini, incarna Alessandro, un giovanotto marchigiano rimasto improvvisamente orfano. Ci sarebbe da prendere in mano la fonderia di famiglia, ma lui è lambito da una sorta di irresolutezza esistenziale, da una confusa smania artistica. Così si mette al servizio, come operatore, di un colorito «regista di matrimoni» che parla un po' come il Manfredi di Straziami ma di baci saziami. Naturalmente il destino lo mette di fronte a una svolta inattesa. Gloria, in procinto di sposarsi con uno che non ama, fa volare il velo dalla macchina: un trucco per liberarsi dell'autista e scappare alla volta di un assolato paesino pugliese. Vuole abortire, liberarsi di quel figlio indesiderato. E chi se non lo sbalordito Alessandro l'aiuterà a guidare fin laggiù, in un'avventura on the road che si trasforma strada facendo in calda complicità?
«Non mi nascondo la verità. Il film esce solo perché Scamarcio ha successo», ammette il regista, oggi quarantenne. Non sono stati tre anni facili per lui. Prova a volare fu proposto alle maggiori case di distribuzione, ma non se ne fece niente. Solo Paolo Ferrari della Warner Bros si degnò di telefonargli per motivare il rifiuto. Intanto cresceva la fama di Scamarcio, i produttori facevano a gara per assicurarselo, le ragazzine impazzivano. Così il film è stato ripreso in mano, s'è trovato un nuovo titolo, e il 24, dopo un'anteprima a Senigallia, verrà presentato a Roma alla presenza degli attori. Tutti tranne Scamarcio: non disponibile.

«Un po' mi dispiace, certo. Ma continuo a pensare che Riccardo sia un bravo attore, duttile, dotato di uno sguardo accattivante. Ha saputo distaccarsi da un certo cliché che rischiava di imprigionarlo», confessa signorilmente Cicconi Massi. Scelto tra una quindicina di candidati, Scamarcio si impose quasi subito, «per la forza dei suoi occhi», anche «per una certa aria mite, da giovane uomo che subisce gli eventi». Certo, l'Alessandro di Prova a volare sembrerà acerbo, con quei capelli corti, la camicia azzurrina e l'aria da ragazzo perbene, alle sua fan odierne. «Sul set fu complice, attento, disposto a discutere delle sfumature del personaggio. Poi non so che cosa sia successo. Sarà rimasto deluso del film. Peccato. Avrei voluto parlargli, ma non so nemmeno come raggiungerlo», si duole il regista.

Girato in sole sei settimane tra Senigallia, Jesi, Ostra e Irsina, al confine tra Puglia e Basilicata, Prova a volare si propone, nelle intenzioni dell'autore, come «una storia di ribellione nei confronti di chi pretende di scegliere per te», come «una ballata col vento tra i capelli». Certo l'epilogo è zuccheroso, un po' da Mulino bianco, il dilemma della ragazza incinta viene risolto alla svelta, tutto si aggiusta in una chiave di ruspante marchigianità. Però Scamarcio, come sussurra Gloria, ha «gli occhi buoni, anche belli»: e tanto basta.