Oggi si vota per le commissioni Senatori a vita ancora decisivi

Appello del Polo: «Non partecipate a scelte che nulla hanno a che vedere con la governabilità». Ma l’Unione farà l’en plein

da Roma

L’Unione puntava all’en plein, ma alla fine una commissione del Senato dovrà cederla al centrodestra. Sono 26 le commissioni parlamentari chiamate oggi ad eleggere i presidenti e il centrosinistra dovrebbe conquistarne 25. Le ultime due, quelle per le Politiche Ue, saranno invece decise nei prossimi giorni.
L’elezione dei presidenti delle commissioni rappresenta il primo banco di prova per la maggioranza dopo la nascita del governo Prodi. Il centrosinistra ha raggiunto un accordo blindato che, se tutto andrà secondo i piani, dovrebbe portare sedici commissioni all’Ulivo, tre a Rifondazione comunista, due a Verdi e Italia dei valori e una ciascuno per Rosa nel pugno e Pdci. Con il partito di Oliviero Diliberto che ha puntato i piedi fino all'ultimo, prima di sottoscrivere un accordo che, oltre alla commissione Lavoro di Montecitorio, prevede anche un discreto numero di vicepresidenze.
A rovinare la festa al centrosinistra sarà la commissione Finanze del Senato, dove i due poli sono in perfetta parità: 12 a 12. Come vuole il regolamento, deciderà l’età: e il candidato del centrosinistra Giorgio Benvenuto, classe 1937, dovrà cedere al senatore di An Francesco Pontone, di nove anni più vecchio.
In alcune commissioni di Palazzo Madama, come la Esteri, sarà invece determinante il voto dei senatori a vita. Per questo il centrodestra ha chiesto loro di non votare. «Un conto è la fiducia al governo, un’altra cosa è partecipare a scelte di parte che nulla hanno a che fare con l’esigenza di governabilità del Paese», spiega il capogruppo di Forza Italia Renato Schifani. Ma l’appello è destinato a cadere nel vuoto. Giulio Andreotti ha già fatto sapere che voterà per Lamberto Dini alla commissione Esteri, mentre Francesco Cossiga si è spostato dalla commissione Difesa (dove avrebbe avuto problemi a votare per la pacifista Lidia Menapace, Prc) alla Affari costituzionali, dove darà il suo voto a Nicola Mancino. Il diessino Cesare Salvi andrà invece alla Giustizia (con qualche malumore del suo compagno di partito Guido Calvi), alla commissione Esteri andrà Oscar Luigi Scalfaro, mentre per la commissione Bilancio, snodo fondamentale nell’esame di tutti i provvedimenti economici, nessun problema per il diessino Enrico Morando.
Al contrario, qualche problema potrebbe esserci per il cardiochirurgo Ignazio Marino, dei Ds, candidato alla commissione Sanità: non piace alla cattolica della Margherita Paola Binetti per le sue posizioni laiche. Le altre commissioni andranno: la Lavoro a Tiziano Treu (Dl), l’Istruzione a Vittoria Franco (Ds), i Lavori Pubblici ad Anna Donati (Verdi), l’Agricoltura a Nuccio Cusumano (Udeur), l’Industria ad Antonello Cabras (Ds), l’Ambiente a Tommaso Sodano (Prc). All’Italia dei valori è stata assegnata la commissione per le politiche Ue, che sarà costituita fra qualche giorno.
Alla Camera, invece, la situazione è meno intricata. Luciano Violante, ex presidente della Camera, guiderà la Affari costituzionali, la Giustizia andrà a Pino Pisicchio (Italia dei valori), la Esteri al diessino Umberto Ranieri, la Difesa a Sergio Mattarella (Margherita), la Bilancio a Lino Duilio (Margherita), la Finanze a Paolo Del Mese (Udeur), la Cultura a Piero Folena (Rifondazione comunista), l’Ambiente a Ermete Realacci (Margherita), la Attività produttive a Daniele Capezzone, della Rosa nel pugno; l’Agricoltura a Marco Lion dei Verdi; la Affari sociali a Franca Bimbi (Margherita). La Trasporti andrà a Michele Meta, della Margherita e la Lavoro a un esponente del Pdci. La commissione per le Politiche comunitarie, quando sarà costituita, dovrebbe andare a un rappresentante dell’Ulivo.