Oggi Unicredit fa il punto sui recessi

Verso il rimborso «cash». A giorni l’Antitrust decide su Capitalia

da Milano

Il cda di Unicredit attende il verdetto dell’antitrust sulla fusione con Capitalia («Stiamo ancora definendo qualche dettaglio e credo che in settimana riusciremo a dare un responso», ha detto ieri il presidente dell’Authority Antonio Catricalà) e oggi si riunisce per fare il punto sulla questione dei soci della banca romana che hanno chiesto il recesso.
In gioco la possibile convocazione di un’assemblea per eliminare dallo statuto il limite del 5% all’esercizio del diritto di voto. Vista l’entità non rilevante dei recessi presentati, l’opzione del rimborso «cash» dei titoli appare però praticamente sicura.
Nei mesi scorsi le possibilità prospettate erano state due. O il rimborso dei titoli a chi ha chiesto la liquidazione attraverso l’utilizzo di utili e riserve disponibili (e, in mancanza, attraverso riduzione del capitale sociale). O, in caso di elevato livello di recessi, la convocazione di un’assemblea straordinaria di Unicredit ad hoc per abolire dallo statuto la norma che prevede il limite del voto al 5%, in modo da rendere così inefficace il recesso stesso. Tale limitazione non è infatti prevista dallo statuto di Capitalia e questo aveva fatto scattare la possibilità di recedere per i soci capitolini. Secondo i dati comunicati da Capitalia il 3 settembre scorso, il numero dei recessi è stato pari al 3,136% del capitale di Capitalia (per un controvalore complessivo pari a 572,9 milioni di euro). Dal 4 settembre, inoltre, è partita l’offerta in opzione delle azioni oggetto di recesso rivolta a tutti gli azionisti di Capitalia che non lo hanno esercitato. Operazione che potrebbe essere seguita da un’offerta in Borsa dell’eventuale inoptato e potrebbe comportare una riduzione del numero finale di azioni che Unicredit sarà tenuta a rimoborsare.
Dopo la pubblicazione dei dati sui recessi in una nota Unicredit aveva detto di considerare «il limitato ammontare complessivo» dei recessi come una «conferma del giudizio positivo da parte degli azionisti di Capitalia in merito all’operazione di fusione e un segnale della fiducia riposta nella creazione di valore conseguente a tale operazione». Lo stesso Profumo in agosto aveva detto che il consiglio era orientato a non abolire la clausola del 5 per cento.