Ogni anno 100 milioni regalati ai rom

da Milano

Quanto ci costa la presenza dei nomadi? Milioni e milioni di euro. Un fiume di denaro in sovvenzioni, aiuti, progetti. Un mare di soldi su cui è possibile fare solo delle stime. Stime peraltro al ribasso, visto che i costi «accessori» che la pubblica amministrazione deve sobbarcarsi a causa della presenza di rom nel nostro Paese non sono quantificabili. Eppure, anche facendo la tara dei costi sociali (degrado, danneggiamenti di beni pubblici, deviazioni illegali dei servizi municipali come elettricità e servizi idrici) e delle risorse economiche impiegate dalle forze dell’ordine per far fronte ai fenomeni di criminalità generati all’interno delle baraccopoli, la stima finale, per quanto approssimata, è impressionante: 2.400 euro per ogni rom. All’anno.
Tanto spendono i comuni della penisola per ogni nomade sul loro territorio. Che moltiplicato per i 41.295 rom censiti dalle prefetture (la stima è del Sole 24 Ore) fa gonfiare il conto-rom a ben 99 milioni e 108mila euro. Dati che riguardano solo la popolazione regolare. Le stime del Viminale, che considerano anche gli irregolari, parlano di un numero quasi quattro volte maggiore: 140mila persone.
Fondi erogati con l’obiettivo di far trovare loro un lavoro, di dargli la possibilità di costruirsi una vita dignitosa all’interno di case pulite; e, magari, abbassare l’indice di criminalità delle nostre città. Soldi, stando alla situazione odierna, evidentemente non spesi al meglio. Basta vedere quello che capita a Milano e Roma, le due città dove la presenza di zingari è più massiccia.
Roma è di gran lunga più «generosa», con 3.836 euro pro rom. Durante le amministrazioni Rutelli e Veltroni la spesa per i campi è gradualmente aumentata, raggiungendo nel 2006 (l’ultimo anno di cui sono disponibili i dati) la vetta di 20 milioni di euro. Così ripartiti: la gestione dei campi è costata tre milioni e 800mila euro, ai quali vanno sommate le cifre per gli interventi di bonifica igienico-ambientale, che ammontano a un milione e 750mila euro. Poi ci sono le voci di spesa «minori»: consulenze esterne 138mila euro, attrezzature informatiche 40mila euro (attrezzature informatiche? Ma se vivono in tende e container!), stipendi per il personale del Campidoglio dedicato alla gestione dei rom 66.300 euro, wc chimici (acquisto, pulizia e manutenzione) 375mila euro, affitto delle aree dove sorgono le tendopoli 22.500 euro. E infine le spese straordinarie: oltre mezzo milione di euro per l’acquisto di container.
Ma siamo ancora, solo, agli inizi. La scolarizzazione dei bimbi rom è costata 2.333.333 euro. I servizi sociali, gravanti sui bilanci dei municipi capitolini, sono costati in totale 1.440.000 euro. Fra luce e acqua gratis, interamente a carico dell’Acea, se ne sono andati altri 1.830.000 euro. La raccolta rifiuti, fra interventi ordinari e straordinari, ha gravato per 381mila euro. Ma non è ancora finita. Nel conto c’è da mettere anche la quota di scuolabus a disposizione dei piccoli alunni nomadi - altri 1.200.000 euro -, i buoni scuola per i libri (218mila euro) e l’uso gratuito delle mense scolastiche (288mila euro). E addirittura finanziamenti a feste e iniziative culturali per un totale di 1.700.000 euro.
Milano spende un po’ meno. Sarà lo spirito di efficienza tipico dei lombardi? No, di efficienza in questo caso non c’è traccia. Si può al massimo dire che i milanesi si sono lasciati infinocchiare un po’ meno, visto che comunque pagare 2.351 euro all’anno a nomade e poi dover gestire tutte le problematiche causate dai rom nella metropoli non è certo un buon affare: dopo patti per la sicurezza, progetti di integrazione, sistemazione dei campi e progetti di scolarizzazione, Palazzo Marino si ritrova comunque con i baby borseggiatori davanti alla stazione Centrale, con gli stupri in ogni area della città e a tutte le ore del giorno e con i campi irregolari che superano di gran lunga i campi autorizzati. Undici milioni e 200mila euro la spesa nel 2006, ripartita tra 6,5 milioni per la manutenzione ordinaria dei campi e 4,7 milioni per presidi sociali, sussidi alle famiglie e mediazione culturale.