Ogni deputato ci costa 2,3 milioni l’anno

La gestione della ristorazione chiude in perdita. Per bar e punti di ristoro negli uffici distaccati come Palazzo San Macuto occorrono 3,3 milioni di euro

Antonio Signorini

da Roma

Uno Stato dentro lo Stato, con una spesa paragonabile al Prodotto interno lordo della repubblica Moldova, il doppio del Pil della Repubblica di San Marino e costi di gestione superiori a quelli delle istituzioni sorelle di tutta Europa. Il quotidiano economico Il Sole24ore ha fatto i conti in tasca alla Camera dei deputati e, consultando il bilancio di previsione per il 2005, ha calcolato che i costi complessivi di Montecitorio quest’anno saranno 1,46 miliardi di euro. Ciò significa che per garantire il lavoro di ognuno dei 630 deputati si spenderanno poco più di 2,3 milioni di euro.
Le indennità e le altre spese dirette dei deputati a prima vista non pesano più di tanto nel bilancio di previsione, visto che si fermano a 169 milioni di euro all’anno. Meno della Germania (177 miliardi di euro) e soprattutto della Francia (266 milioni all’anno). I conti della Camera sono però aggravati, oltre che dalle indennità e dalle spese dei deputati in carica, anche dalle «pensioni» che una normativa più che generosa riconosce a tutti gli ex parlamentari che abbiano passato a Montecitorio almeno 30 mesi. La «stretta» introdotta qualche anno fa (prima bastava un giorno da deputato per ricevere la rendita vitalizia e il limite per usufruire del vitalizio era a 50 rispetto agli attuali 60-65 anni) non ha fatto fino ad ora calare la spesa che è arrivata a quota 122 milioni di euro all’anno. Va ricordato che gli ex deputati godono anche di altri benefit, come il parziale rimborso delle spese di viaggio (1,1 milioni di euro nel 2005), senza contare autostrade e treni gratuiti a vita.
Tra gli altri costi della politica ci sono i 28,7 milioni di euro dati in contributi ai gruppi parlamentari (ai partiti vanno anche i 150 milioni di rimborsi elettorali, ma non rientrano nel bilancio dei due rami del Parlamento).
Alte le uscite per il personale che fa funzionare gli uffici e le strutture di Montecitorio e dintorni. In tutto i lavoratori dipendenti, che sono 1.897, costano 242 milioni di euro. Vanno aggiunti i 20,7 milioni destinati agli atipici e ai servizi esternalizzati. I 263 milioni annui per le risorse umane si confrontano con i 103 milioni della Germania, i 158 della Francia, i 42 milioni della Gran Bretagna e i 28 milioni della Spagna.
Record europeo di costi anche per le sedi della Camera. I nostri quasi 64 milioni di euro all’anno corrispondono ai 51 milioni del Bundestag tedesco, ai 6 milioni dell’Assemblée nationale e i 21 milioni della House of commons di Londra. Un bella fetta se ne va per le locazioni, come quella di palazzo Marini, la sede di gran parte degli uffici dei parlamentari affittata dalla Camera per 29 milioni di euro all’anno. L’impegno della presidenza della Camera è di ridurre queste spese cercando di razionalizzare al meglio le spese per le sedi di proprietà della Camera.
Le altre spese riguardano, ad esempio, la comunicazione (4 milioni di euro nel 2005). E anche la ristorazione ha un suo peso, visto che il costo degli alimenti supera gli incassi. E che i punti ristoro e bar delle sedi distaccate come palazzo di San Macuto e palazzo Marini pesano per 3,3 milioni di euro.
Non mancano i tentativi di tenere sotto controllo le uscite. Da quando è in carica, il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini - riporta Il Sole24ore - la crescita delle uscite è stata frenata. E si sono visti i primi risparmi, ad esempio sulle forniture di acqua, gas ed energia, delle spese telefoniche e di quelle postali, tutte calate tra il 4 e il 9 per cento.
Rimane la distanza dalle altre camere basse del continente. L’elaborazione fatta dal quotidiano economico non lascia spazio a dubbi. I più vicini a noi sono i tedeschi che hanno spese correnti annuali per 535 milioni di euro, seguono i francesi con 491 milioni e gli spagnoli con 74 milioni di euro.