Ogni genovese «deve» duemila euro al Comune

(...) Epperò dal 2002 il Comune, come tutti i Comuni d’Italia, ha diritto a una quota di compartecipazione all’Irpef nazionale, che nelle casse genovesi nel 2005 ha portato 108.646.000 di euro, che vanno ad aggiungersi alle entrate dell’addizionale Irpef, passata da 21.426.000 euro del 2001 ai 37.600.000 del 2005, cioè 16.174.000 in più. A conti fatti, significa che Tursi ha perso 113.889.000 euro di trasferimenti ma ne ha incassati 124.820.000 dall’Irpef, con un guadagno di 10.931.000 euro.
Non che i genovesi possano dormire sonni tranquilli, visto che ognuno di loro ha un debito di 2.247 euro. Anche qui il calcolo è presto fatto: a fine 2005 il debito del Comune era di un miliardo e 1.394.451.979, dicesi unmiliardo-trecentonovantaquattromilioni-quattrocentocinquantunmila-novecentosettantanove euro. Che, divisi per i 620.316 residenti a fine 2005 fa, appunto, 2.247 euro a testa. Il problema è chi ha colpa di che cosa. Stando alla lettura delle cifre, par di capire che Tursi potrebbe godere di salute quantomeno migliore. Se le spese per personale, funzionamento e servizio prestiti sono persino diminuite, dal 2001 sono aumentate le entrate dell’Ici da 158.352.000 a 164.070.000, l’addizionale Enel da 3.890.000 a 4.251.000, la Tarsu da 74.817.000 a 84.995.000, altre voci da 9.177.000 a 13.446.000. Ancora: sono aumentati dell’80 per cento gli incassi da multe per infrazione del codice stradale, passati da 13.159.000 del 2001 a 24.273.000 del 2005. A diminuire sono stati, se mai, gli introiti per gli affitti delle case popolari, passati da 7.270.000 euro a 2.035.000, dopo che il Comune si è disfatto del suo patrimonio immobiliare passandolo alle società Tono 1 e Tono 2. Infatti, si legge nel Rendiconto che «il fondo di cassa finale dell’esercizio 2005 ammonta a 61.750.503 euro, in linea con un positivo trend pluriennale» e che c’è un «saldo netto positivo di 6,6 milioni di euro», 2 per i finanziamenti in conto capitale e 4,6 per la spesa corrente. Le delibere sul Bilancio, attualmente al vaglio delle commissioni consiliari, arriveranno in consiglio comunale martedì prossimo.
L’opposizione darà battaglia. Anche perché, a fronte di un debito di oltre un miliardo di euro, Tursi si accinge a varare alcune «spesucce» che il centrodestra trova, come dire, opinabili, a partire dal mezzo milione di euro per l’affitto di palazzo Ducale e dal milione che verrà destinato alla Fondazione di palazzo Ducale Spa. «Dal resoconto si evince che il sindaco mentiva quando lamentava il taglio dei fondi statali, e che le difficoltà sono solo imputabili alla cattiva gestione di questa giunta - attacca Giuseppe Murolo di An -. Bisognerebbe quantomeno parlare chiaro: se davvero siamo in periodo di vacche magre, allora certe spese, penso per esempio ai tanti viaggi per promuovere la città all’estero, bisognerebbe tagliarle fino a quando l’ultimo bambino non sia stato sistemato nell’ultimo asilo comunale, per dirne una».
Di più, segnala Murolo, a fronte di un debito procapite che resta costante, e altissimo, il Comune in questi anni ha però venduto i suoi «gioielli», dalle dighe ai palazzi storici alle case popolari, cui avrebbe potuto far riferimento per le emergenze o a garanzia di coperture finanziarie: «Resta soltanto palazzo Tursi, poi a coprire le spalle dei genovesi non ci sarà più nulla».